Cronaca

Funghi allucinogeni contro la depressione, sperimentazione innovativa al via

Non succede tutti i giorni che un fungo sposti l’attenzione della medicina italiana, eppure oggi quella notizia è realtà: per la prima volta in Italia una persona è stata trattata con psilocibina, il principio attivo dei cosiddetti “funghi allucinogeni”, per combattere una forma di depressione resistente ai farmaci tradizionali. È successo all’ospedale Santissima Annunziata di Chieti, dove una donna di 63 anni ha iniziato una sperimentazione clinica che potrebbe segnare una svolta per tante persone che non trovano sollievo con le terapie standard. Il 5 febbraio scorso la donna ha assunto sotto stretto controllo medico, una compressa contenente psilocibina. La procedura, parte di uno studio condotto dall’équipe del professor Giovanni Martinotti, è andata regolarmente: per ora non sono emerse complicazioni cliniche e la paziente è sotto osservazione come previsto dal protocollo. Ma quello che rende davvero particolare questo episodio non è solo il trattamento in sé, quanto il fatto che si tratta di ricerca scientifica rigorosa, con un disegno sperimentale “in doppio cieco”: né i clinici né i pazienti sanno se la compressa somministrata contenga realmente psilocibina o solo un placebo, per garantire solidità e affidabilità ai risultati.

Il target di questa sperimentazione sono persone affette da depressione resistente ai farmaci: una condizione complessa e dolorosa che non migliora con gli antidepressivi convenzionali e che spesso lascia chi ne soffre senza molte alternative terapeutiche efficaci. Per questo motivo lo studio mira a esplorare nuove strade, combinando la somministrazione di psilocibina con tecniche di stimolazione magnetica transcranica (Tms), un approccio non invasivo che potrebbe potenziare gli effetti benefici di entrambi gli interventi.
La sperimentazione prevede anche una seconda somministrazione a distanza di tre settimane e un attento follow-up clinico per monitorare l’evoluzione dei sintomi depressivi nel tempo: un percorso studiato per capire se questa molecola psichedelica, finora al centro di tante discussioni internazionali, possa davvero offrire un aiuto concreto dove altre terapie falliscono. Questo primo trattamento rappresenta un passo importante per la ricerca italiana nel campo delle neuroscienze e della salute mentale, e arriva in un momento in cui in più paesi si stanno riaprendo dibattiti e studi sull’uso terapeutico di sostanze psichedeliche come supporto alle cure tradizionali. Recentemente anche a livello scientifico è natal’idea, tra esperti e psichiatri, che microdosi o trattamenti controllati con psichedelici possano avere un ruolo nelle terapie di disturbi mentali difficili da trattare, dalla depressione all’ansia e allo stress post-traumatico.

Nonostante la psilocibina sia ancora ufficialmente classificata come sostanza psicotropa e non abbia un uso medico riconosciuto nella pratica clinica italiana al di fuori degli studi, questa sperimentazione potrebbe aprire la strada a una nuova comprensione di come affrontare la depressione resistente, offrendo speranza a chi da anni lotta con sintomi che sembrano non rispondere a nulla. Per ora resta fondamentale osservare con rigore scientifico l’evoluzione dei risultati: se la ricerca confermerà benefici reali e sicuri, potremmo trovarci davanti a una delle novità più significative nella gestione della salute mentale degli ultimi anni.