Cronaca

Scontri a Milano alla manifestazione contro le Olimpiadi, per Giorgia Meloni: “Chi manifesta è nemico dell’Italia”

Un sabato di forte tensione quello appena trascorso a Milano, dove la manifestazione di protesta contro i Giochi Olimpici Invernali si è chiusa con un bilancio di scontri, cariche della polizia e sei persone portate in Questura. Il corteo, che ha visto la partecipazione di circa 10.000 persone, era sceso in piazza per esprimere dissenso verso le grandi opere e l’impatto sociale ed economico della manifestazione olimpica. La mobilitazione è partita nel primo pomeriggio dalla zona di Porta Romana. L’atmosfera, inizialmente caratterizzata da un clima pacifico, è cambiata drasticamente quando i manifestanti ha raggiunto il quartiere Corvetto. In questa fase, una parte dei partecipanti si è staccata dal gruppo principale nel tentativo di deviare il percorso autorizzato e dirigersi verso la Tangenziale Est. È qui che si è registrato il punto di rottura e si sono svolti gli scontri: le forze dell’ordine, schierate in tenuta antisommossa per impedire il blocco di una delle arterie stradali più importanti della città, hanno risposto al tentativo di sfondamento.

 

La situazione è  poi degenerata rapidamente all’imbocco dell’autostrada A1. Un gruppo di manifestanti ha iniziato a lanciare bottiglie, petardi e lacrimogeni contro le forze dell’ordine. La risposta della polizia non si è fatta attendere: per disperdere i contestatori e ripristinare l’ordine sono state effettuate diverse cariche, supportate dall’uso degli idranti. Nonostante i momenti di caos e l’aria resa irrespirabile dal grande numero di fumogeni utilizzati, il grosso del corteo ha poi ripreso la marcia lungo viale Lucania, concludendo il percorso tra corso Lodi e viale Bacchiglione.

 

Al termine dei disordini, il bilancio delle autorità parla di sei persone fermate e accompagnate in Questura per essere identificate e valutare la loro posizione in merito agli scontri. Mentre la città torna alla normalità e la manifestazione olimpica prosegue il suo corso, resta aperto il dibattito politico sulla gestione dell’ordine pubblico e sulle motivazioni di una protesta che ha portato in piazza migliaia di cittadini.

 

Giorgia Meloni affida ai social, a tarda notte, tutta la sua “indignazione”, un concetto che va ripetendo da giorni. Perché davanti a una vetrina internazionale così importante “gli sforzi di migliaia” di persone, spesso “volontari”, rischiano di essere “vanificati” da “bande di delinquenti” che si sono rivisti in azione “a Milano contro i Giochi” e pure a Bologna dove sono stati tranciati i cavi della ferrovia. “Nemici dell’Italia”, taglia corto la premier mentre per Guido Crosetto con certe decisioni, come quella di scarcerare “quei gentili ragazzi di Torino”, gli agenti “prima vengono presi a calci dai violenti e poi dallo stato”, ma quello “con la s minuscola”.