Cronaca

In una scuola scoperti dagli insegnanti coltelli realizzati con una stampante 3D

La diffusione delle cosiddette armi bianche tra i più giovani diventa sempre più allarmante e la necessità di limitare questo fenomeno aumenta incessantemente. Un nuovo e singolare caso arriva dall’Alto Adige, da una scuola media del Comune di Terlano, dove è stato trovato un coltello a scatto in materiale plastico, realizzato con una stampante 3D, con una lama di circa 8 cm. Il ragazzo che lo possedeva, però, lo aveva ricevuto da un altro alunno dell’istituto, un minorenne che li produceva all’interno della sua abitazione. Il potenziale pericolo, fortunatamente, è stato sventato grazie al tempestivo intervento della scuola e alla collaborazione dei genitori del ragazzo, che hanno immediatamente compreso la gravità delle azioni del figlio. Il giovane, infatti, in compagnia dei suoi genitori, si è recato spontaneamente presso il comando dei Carabinieri della Compagnia di Bolzano. A questo punto, gli agenti sono intervenuti, effettuando una perquisizione domiciliare. Quando i carabinieri sono giunti sul posto, hanno trovato la stampante 3D e altri tre coltelli a scatto in polimeri di plastica, uguali a quello rinvenuto dal personale scolastico. Il giovane è stato, quindi, denunciato alla Procura presso il Tribunale per i minorenni di Bolzano con le accuse di fabbricazione e detenzione di oggetti atti a offendere.
Una vicenda come questa getta uno sconcertante allarme su quanto i più giovani siano ormai immersi in una realtà ben lontana dalla normalità. Fabbricare armi con una stampante 3D significa andare in una direzione che tende alla violenza e alla totale mancanza di pensiero critico. In questo specifico caso, persino la tecnologia è stata sfruttata per un pericoloso fine. L’innovazione è stata scelta per realizzare armi apparentemente innocenti, ma che se usate in modo sconsiderato, possono distruggere vite e generare terribili tragedie. Tutto ciò dimostra che c’è ancora una lunga e complessa strada da percorrere. Da dove cominciare per scardinare i principi di sopraffazione e aggressività? I carabinieri consigliano di partire dalle scuole, dall’ambiente in cui i giovani costruiscono la propria strada verso il futuro. Le varie comunità scolastiche, ma anche le forze dell’ordine con incontri mirati negli istituti, dovrebbero lavorare allo scopo di promuovere progetti basati sull’ascolto, la comprensione e la condivisione, facendo maturare dei valori opposti a quelli attualmente diffusi. Bisognerebbe fornire loro degli esempi concreti, affinché imparino che l’appartenenza non corrisponde al possesso di armi. In un clima di generale preoccupazione, che nasce da numerose notizie che hanno per protagonisti giovanissimi coinvolti in gravi casi di violenza, è necessario riflettere su quanto risulti essenziale agire e reagire in maniera efficace.