Baby gang e violenza giovanile, fenomeno in preoccupante aumento, ma la sola repressione non può bastare
Era il 1979 quando Walter Hill portò nelle sale il film “I Guerrieri della notte”, ambientato in una New York degradata e senza regole, il film vedeva una gang di giovani teppisti, I Warriors, vedersi ingiustamente accusati dell’omicidio di Cyrus, un carismatico leader della più grande banda di New York, i Gramercy Riffs. I Warriors dovranno abbandonare il raduno di Central Park e scappare verso Coney Island, il loro rifugio sicuro. Fra loro e casa 100.000 membri di ogni gang di teppisti di New York pronti a fargli la festa. Un film adrenalinico, lurido e impietoso, che portò sullo schermo le dinamiche di appartenenza ed onore di un microcosmo notturno generato dal disagio e dal malessere generazionale. Il film creó un’ondata di proteste con picchetti e risse fuori e dentro le sale cinematografiche. Per i cittadini di New York, in particolare, veder romanticizzata la figura delle gang giovanili che operavano e operano tutt’ora in uno stato di anarchia facendosi beffe di regole e forze dell’ordine era controproducente. Le bande giovanili sono sempre esistite ed esistono ancora. Come nel filmdi Walter Hill le bande giovanili erano caratterizzate da un senso di identità e appartenenza, componenti fissi con precisi ruoli, stessa appartenenza etnica, e nuovi membri scelti dopo personalissime iniziazioni. I membri delle bande giovanili sono tutti di bassa estrazione sociale, appartenenti allo stesso quartiere o realtà e hanno sempre agito con lo scopo di far fronte comune alla società che li ha abbandonati, commettendo crimini e furti per racimolare qualche soldo e forse un domani inseguire il sogno. Era il denaro e il malessere sociale a muovere questi elementi che la società ha bollato come criminali. Come spesso si dice, quando un giovane delinque il fallimento è degli adulti e per adulti non si intendono solo i genitori ma la società tutta, dagli educatori, agli assistenti sociali finanche a chi, questi giovani li serve nei luoghi pubblici per non parlare di alcuni media televisivi.
Se questo ultimo punto è incontrovertibilmente veritiero le dinamiche delle bande giovanili sono profondamente cambiate. Il fenomeno delle babygang è esploso e mutato dopo il Covid 19. Non più estrazione sociale e simile quartiere ma abbigliamento e gusti musicali. Non più etnia e quartiere, o territorio, ma stessi gusti sui social. Le bande non hanno più un quartiere generale ma gruppi di telegram e Whatsapp dove all’interno c’è il figlio pulito di ricchi borghesi e il nordafricano di seconda generazione dei quartieri poveri. Non esistono membri fissi ma collaboratori a progetto. Sconosciuti che attraverso i social si ritrovano per delinquere o commettere spacconate al di fuori della legge nell’ottica di filmare le loro malefatte. La prima regola del criminale è non lasciare prove del proprio delitto, ogni membro di una qualsiasi organizzazione criminale quando ne diviene iniziato fa voto di omertà, e, come ha delineato Philippe Bourgeouis in “cercando rispetto”, uno studio sociologico sulle gang di Latinos, l’appartenenza alla gang, al gruppo viene prima di qualsiasi altra cosa.
Parlare di gang in un ottica dove la definizione di gang viene meno nel suo nucleo é profondamente controproducente. Le Babygang per come le vediamo oggi sono un qualcosa di fluido e mutevole, che non si può smantellare con la repressione e il carcere e nonostante siano gli stessi criminali a fornirci le prove per la loro cattura il fenomeno è in crescita. Secondo l’inchiesta di Milena Gabanelli sul Corsera negli ultimi sei anni c’è stato un aumento del 93% delle risse, +54% delle rapine, +53% delle lesioni +29% delle violenze sessuali +28% degli omicidi e +26% delle minacce. Un’impennata preoccupante visto che si tratta di giovani dagli 11 ai 17 anni verosimilmente ancora sotto la tutela genitoriale, scolastica o di strutture assistenziali. Emblematico anche il dato statistico per cui il numero di minori trovati in possesso di un’arma da taglio o di tipo contundente è schizzato a +93,5%. Quella che potrebbe essere una semplice moda, secondo il procuratore del tribunale per i minorenni di Milano, Luca Villa, che, comunque, ci tiene a ribadire che un arma diventa “uno strumento devastante in mano a chi non è in grado di controllare rabbia e frustrazione” nasconde in realtà un sentimento di paura e paranoia. Ci si arma quando si teme di trovare un aggressore armato. Il 43% degli adolescenti teme di essere aggredito fuori le mura domestiche e il 26% degli intervistati è convinto che il fenomeno delle Babygang sia in aumento. Una corsa alle armi che ha le stesse dinamiche della deterrenza nucleare. Su quest’ottica, alla luce dei fatti di Caivano del 2023 dove è stata fatta violenza su due bambine, nonostante il monito dell’allora garante dell’infanzia Garlatti che scrisse alla premier Meloni affermando che inasprire le pene avrebbe portato solo a maggiore recidività, il governo ha varato il decreto Caivano, che inasprisce le pene e permette gli arresti su minori anche per reati di lieve entità. Questo negli anni successivi ha portato ad un sovraffollamento delle strutture di detenzione per minori dove il 63% é detenuto senza aver avuto una condanna definitiva e al cui interno sono aumentati vertiginosamente casi di autolesionismo, suicidio e violenze. Le strutture sono scadalosamente parche di educatori, assistenti sociali e di programmi per il reinserimento di questi giovani nella società, il grosso del lavoro viene fatto da associazioni di volontariato oltre che una mancanza di fondi. Lo scorso anno il dipartimento di giustizia minorile ha subito un taglio al budget di 19 milioni di euro e subirà un’ulteriore decurtamento nel 2026 per l’anno corrente. Ciònonostante il governo è pronto ad aprire altri tre centri a Rovigo, L’Aquila e Lecce confermando che la risposta ad un sintomo di grave disagio sociale e generazionale è solo l’incarcerazione. Non ci si interroga sul perché un adolescente o degli adolescenti arrivano a delinquere come i peggiori criminali senza una necessità di tipo economico, semmai si punta il dito contro i soliti colpevoli: il cinema, la televisione, i rapper e l’accesso libero alla rete dove possono trovare comodamente contenuti dalla violenza alla pornografia, dal razzismo alla celebrazione della tossicodipendenza.
Questi sono i soliti capri espiatori che seppur non portando contenuti edificanti non sono una novità della generazione alpha e zeta. I millennials avevano Marilyn Manson, Eminem, South Park e il torture porn di Hostel e Saw, la generazione X aveva il death metal, Notorious B.I.G., i Nirvana e MTV, e così andare. Per non parlare degli intramontabili Doom e Grand Theft Auto. La rabbia adolescenziale é sempre esistita e i media, crocefissi come capri espiatori ma tanto amati dai giovani, sono un modo per rivedersi e sfogare quel tipo di disagio. Ascoltare un brano di Salmo, amato dalla generazione Z non è differente che ascoltare un brano di DMX, c’è al suo interno la stessa forza sovvertiva liberatoria che tanto serve agli adolescenti. Semmai quello che manca a questa generazione è il senso etico, il senso di identità familiare, cittadino e nazionale, il senso civico e la coscienza di discernere il giusto dall’ingiusto, il buono dal cattivo. É una generazione dove i genitori non sono stati presenti, dove gli educatori, anche i più volenterosi, hanno fallito nel provare a trasmettere qualcosa, in un sistema che non lascia più indietro i meno bravi e non premia di fatto i migliori, in una società dove non ci sono sogni od obiettivi da perseguire perché nessuno si è preso la briga di dare a questi giovani degli spunti e dei sogni da perseguire. La repressione creerà solo nuova criminalità e disagio. Quello che serve alla generazione zeta ed alfa è rieducazione, un sistema scolastico migliore, capacità di mettersi in gioco in ambienti costruttivi che possano dar loro un futuro sano, più presenza da parte di psicologi, assistenti sociali e insegnanti. Serve un programma scolastico non meramente nozionistico ma che li appassioni e li aiuti a scegliere la loro strada nella vita e famiglie presenti e attente ai loro bisogni. A tanto altro a livello di prevenzione.
