Cronaca

Magistrati spiati da un software? L’inchiesta choc di “Report” e le razioni del mondo politico e non solo

Quando George Orwell scrisse “1984” volle delineare il peggior scenario possibile per la sua Inghilterra, sprofondata in un regime totalitario governato da burocrazia, paranoia e costante sorveglianza di ogni singolo individuo. Per decenni 1984 è stato un emblema dei rischi del totalitarismo, uno scenario da incubo dal quale ci si doveva assolutamente allontanare e che ha ispirato “V for Vendetta” di Alan Moore, l’album “Diamond Dogs” di David Bowie e molti altri media. La libertà individuale e la certezza che i nostri governanti agiscano con trasparenza e buona fede è per noi cittadini, indipendentemente dalla nostra nazionalità, etnia o religione, un tema essenziale in una quotidianità dove il nostro smartphone è un prolungamento del nostro corpo e i nostri dati sensibili sono all’interno di un gigantesco sistema condiviso. Dati potrebbero essere carpiti e sfruttati per ogni tipo di scopo, dal mero advertising al più bieco progetto criminale che va a ledere qualsiasi etica. A maggior ragione il nostro governo dovrebbe tutelare i cittadini e le sue istituzioni per fare in modo che la nostra privacy sia assolutamente tutelata.

Ma, a quanto sembra non è così. Un’inchiesta sconvolgente che sarà trasmessa domani 25 gennaio su Rai3, all’interno del programma “Report” condotto da Sigfrido Ranucci, ha rivelato la presenza di un software microsoft installato su circa 40.000 computer dell’amministrazione giudiziaria italiana, potenzialmente in grado di consentire accessi remoti e videosorveglianza senza lasciare tracce evidenti. Il sistema, noto come Ecm/Sccm (Endpoint Configuration Manager/System Center Configuration Manager), è stato implementato dal 2019 dal Dipartimento per l’innovazione tecnologica del ministero della Giustizia, sollevando interrogativi su privacy, sicurezza e indipendenza della magistratura.
Secondo l’inchiesta (con anticipazioni diffuse sui social nei giorni scorsi) Ecm/Sccm, un tool progettato per la gestione centralizzata di dispositivi, come quelli in stazioni o supermercati, non sarebbe adatto a contesti sensibili come procure e tribunali. Le impostazioni predefinite del Ministero disattivano il controllo remoto, ma un tecnico con permessi di amministratore potrebbe attivarlo in modo invisibile, permettendo di monitorare attività quotidiane senza notifica agli utenti. Una testimonianza chiave, riportata dal programma, descrive lo scenario: “I procuratori, i magistrati, i giudici tutti non sanno che mentre pensano di essere da soli nella loro stanza a fare le loro inchieste, le loro indagini, provvedimenti, c’è sempre puntato un occhio vigile sui loro computer”.

Il caso è emerso nel 2024 da una procura piemontese, e segnalato al Ministero, ma sarebbe stato “messo a tacere” su presunta richiesta della Presidenza del Consiglio, con rassicurazioni definite non veritiere da “Report” attraverso documenti, audio-video e dimostrazioni pratiche. Tra i testimoni spicca il giudice Aldo Tirone del Tribunale di Alessandria, che ha raccontato di accessi non autorizzati sul suo PC: “Sono entrati con Ecm sul mio pc.” L’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha dichiarato di non essere stato informato dell’installazione durante il suo mandato nel governo Conte II, aggiungendo che il software include funzionalità di accesso remoto che, in contesti giudiziari, aprono a “scenari inquietanti” se non regolamentati adeguatamente. Uno scenario, come detto in apertura, che farebbe sembrare le peggiori distopie raccontate da Orwell e da Alan Moore come degli scenari tutto sommato confortanti. Pronta la reazione del ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha respinto con forza le accuse, definendole “surreali” e un “allarme sociale ingiustificato”. In un comunicato, ha chiarito che Ecm/Sccm è uno strumento standard per manutenzione remota, non uno spyware, e che le funzioni di controllo non sono attive per default né mai state usate per spionaggio. “Il software è invisibile solo se lo vuoi,” ha spiegato un’analisi tecnica, sottolineando che richiede autorizzazioni elevate e non è concepito per operazioni occulte. Nordio poi, con il suo stile, ha attaccato direttamente Ranucci, accusando il programma di diffondere “fake” e paragonando l’inchiesta a una bufala. Esperti citati da fonti come Wired e Corriere della Sera concordano: si tratta di un programma Microsoft usato da anni in vari settori per aggiornamenti e gestione IT, non di un tool di spionaggio dedicato. I problemi potrebbero derivare da configurazioni errate piuttosto che da un complotto intenzionale.

L’opposizione non ha tardato a reagire. Il Partito Democratico, tramite esponenti come Sandro Ruotolo, ha evocato una “Watergate italiana”, chiedendo un intervento della Commissione Europea per vigilare su possibili violazioni della privacy e dell’indipendenza giudiziaria. “Quanto rivelato da Report è di una gravità estrema,” ha dichiarato Ruotolo, collegando il caso a scandali recenti come l’uso di spyware come Graphite/Paragon contro giornalisti e attivisti nel 2025. Associazioni come Federprivacy hanno espresso allarme per i rischi su 40.000 dispositivi, mentre media come Il Fatto Quotidiano e Il Manifesto amplificano le accuse, sottolineando vulnerabilità sistemiche nella giustizia italiana, inclusi hackeraggi passati. Al contrario, blog e analisi tecniche lo etichettano come “problema di configurazione” o esagerazione mediatica. Tutto quello che sappiamo è che ad oggi, 24 gennaio 2026, non sono state annunciate indagini formali dal Ministero, ma il dibattito parlamentare infuria. Se confermate, le vulnerabilità potrebbero implicare violazioni su scala nazionale; altrimenti, rischiano di minare la credibilità del giornalismo investigativo. Nel frattempo, il caso Ecm solleva domande cruciali sulla sicurezza informatica in settori critici. La tecnologia informatica sta diventando a tutti gli effetti un’arma per sorvegliare gli avversari e non solo. Nel caso specifico monitorare le procure, le cui indagini devono essere sempre indipendenti e super partes, mette a forte rischio la garanzia di giustizia per il popolo italiano. Se confermata, sarebbe la notizia più grave degli ultimi anni. Non resta che guardare “Report”.