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In Puglia e Campania vince il Centrosinistra, in Veneto il Centrodestra, ma il partito di maggioranza è quello degli astensionisti

Tutto come previsto, Stefani, Fico e Decaro sono i nuovi governatori delle tre regioni al voto: si imporrebbe dunque il centrodestra in Veneto e il centrosinistra in Campania e Puglia. Ma l’affluenza alle urne è ai minimi storici, in realtà il vero e unico partito di maggioranza assoluta in Italia da anni è quello degli astensionisti, stabile sopra il 50% in ogni tornata elettorale possibile. Su questo bisognerebbe riflettere e a lungo. Specie nel Centrosinistra che ha velleità di battere Giorgia Meloni nel 2027 ma che se non riuscirà a convincere parte degli astensionisti non ce la farà mai. Con l’arrivo dei primi risultati delle elezioni regionali si apre ufficialmente il dibattito.  Gli exit polls confermano dunque il centrosinistra in Campania e in Puglia, il Veneto rimane solida roccaforte del centrodestra ma il vero e proprio vincitore di queste elezioni è una creatura di Micheal Ende che tanto ci terrorizzò e ci fece riflettere come lettori e spettatori. Quel “Nulla” che tutto divora e tutto cancella, quel nulla che cresce e dilaga quando le speranze e i sogni degli degli uomini svaniscono è stato il grande vincitore di queste elezioni. Quasi il 60% degli aventi diritto al voto si è astenuto. Parliamo di adulti dai 18 ai 90. Solamente una persona su due ha deciso di esprimere una preferenza su chi votare.

L’astensionismo, il partito in cima alla catena alimentare, leviatano che divora le coscienze. L’astensionismo in Italia è dato dalla mancanza di fiducia nelle istituzioni, dalla disillusione verso un migliore futuro, dalla tendenza tutta italiana di piangersi addosso piuttosto che combattere per un futuro migliore e soprattutto dalla mancanza di senso civico e dello stato.

Infatti la soluzione per battere il nulla politico che avanza sarà solo ed esclusivamente in mano alle nuove generazioni, agli Zeta e agli Alfa, è a loro che la politica dovrà rivolgersi per trovare affluenza e consensi, non ai polarizzati boomers o ai disillusi millennials ma al futuro di questo paese che non può e non deve cadere nella dittatura di pochi zeloti elettori che non guardano ai programmi di governo ma alle bandiere e agli slogan. È urgente cambiare il linguaggio della politica in favore del futuro umano del nostro paese e bisogna farlo oggi prima che il nulla vinca.