Imponente operazione di polizia in Brasile con scene di guerra aperta a Rio de Janeiro in una battaglia urbana che ha visto opporre polizia civile e militare contro i narcotrafficanti: restano sul campo 138 vittime ma il bilancio è ancora provvisorio, si contano almeno quattro caduti anche tra gli agenti. Gli uomini appartenenti al Comando Vermelho, il principale gruppo criminale della città, hanno usato droni armati con granate, fucili da guerra e barricate per sbarrare il passo alle forze di polizia. In quella che si configura come la più sanguinosa operazione di polizia mai vista a Rio de Janeiro in campo anche il famigerato BOPE, il battaglione di operazioni di polizia speciali, truppe di élite autorizzate a intervenire nelle favelas e nelle zone ad alto rischio con licenza di uccidere. “Rio de Janeiro in stato di guerra” titolano i maggiori media brasiliani dopo l’operazione voluta dal governatore dello stato di Rio Cláudio Castro, del Partito Liberale di Bolsonaro, nei confronti del Comando Vermelho, il principale gruppo criminale di Rio, che ha visto schierati oltre 2.500 agenti in un’area dove vivono 280 mila persone. I narcotrafficanti hanno opposto resistenza scagliando droni carichi di esplosivo contro i blindati, usando fucili da guerra in grado di abbattere gli elicotteri che sorvolavano la zona le cui strade erano ostruite da barricate costituite da vetture e bus dati alle fiamme. “È un’operazione dello Stato contro i narcoterroristi”, ha avuto a dichiarare il governatore Castro, che ha chiesto l’aiuto del governo federale il quale ha tenuto una riunione di emergenza e inviato due ministri a Rio per incontrare il governatore e fare il punto della situazione in attesa del presidente Lula di ritorno dall’estero. La città è sprofondata nel caos, scuole e università sono state chiuse, sospesi i voli all’aeroporto e di fatto anche i trasporti pubblici. Dopo aver subito ingenti perdite gli uomini del Comando Vermelho e i loro affiliati, si tratta di migliaia di fiancheggiatori, hanno dato vita a blocchi stradali, imponendo in alcune zone la chiusura dei pubblici esercizi, e una incessante guerriglia urbana portata avanti tra le mille baracche delle favelas. Stato di allerta di livello 2 elevato dal Municipio dal quale il sindaco Eduardo Paes ha dichiarato che Rio “non può e non sarà ostaggio di criminali che vogliono seminare la paura per le strade” mentre il governatore dello stato Castro, ha aggiunto che l’operazione “ha ben poco a che vedere con la sicurezza pubblica” e parlato apertamente di “guerra” lamentando il mancato sostegno del ministero della Difesa. L’obiettivo principale era la cattura dei trafficanti legati al Comando Vermelho il cui leader Edgar Alves risulta a tutt’oggi latitante, ma essendo il Brasile un discreto laboratorio per quello che riguarda alcune derive autoritarie, quasi quanto gli Stati Uniti d’America, possiamo affermare che si sono spinti un po’ troppo in avanti con questa operazione voluta dal governatore dello stato di Rio non proprio in sintonia con il governo centrale il cui presidente Lula probabilmente non approverebbe un simile uso della forza e sprezzo della vita umana.
