Linea Oriente

L’incontro più importante di tutti è quello previsto tra Donald Trump e Xi Jinping in Corea

La rubrica per oggi si trasferisce in estremo Oriente, verso la sinosfera, considerata l’importanza che ricopre l’incontro tra i presidenti Xi Jinping e Donald Trump programmato per domani giovedì 30 ottobre 2025 in Corea. Le diplomazie si sono date da fare e tuttavia oltre l’elemento di distensione tra i due paesi c’e un aspetto più spinoso che riguarda gli scambi commerciali e quindi tutta la faccenda dei dazi. L’aspetto economico sul breve periodo potrebbe apparire più rilevante, tuttavia sul medio periodo l’elemento più significativo è rappresentato dalla distensione che allontana la prospettiva di un confronto militare tra le due potenze. È del tutto ovvio che il mondo intero ne trarrebbe vantaggio anche secondo gli analisti che negli Stati Uniti seguono la linea Kissinger vale a dire un approccio pragmatico nella politica estera. In un lungo e articolato documento della Rand Corporation (un istituto di ricerca e sviluppo creato inizialmente per le forze armate) si legge che “moderare questa rivalità emerge come un obiettivo fondamentale per gli Stati Uniti, la Cina e il mondo in generale”. I rischi maggiori che il confronto possa sfociare in guerra aperta riguardano il controllo del Mar cinese meridionale e la questione Taiwan, su questo punto il documento specifica che “per stabilizzare la questione di Taiwan bisognerebbe puntare a creare il massimo incentivo affinché Pechino persegua un approccio graduale verso l’unificazione”. Si riconosce così la legittimità del principio una sola Cina da perseguire pacificamente. Per gli analisti della Rand “la nostra teoria del successo nella stabilizzazione della questione di Taiwan si concentra sull’opzione di massimizzare gli incentivi perché Pechino persegua un approccio graduale per realizzare il suo obiettivo finale”. Gli Usa dovrebbero dichiarare che “non sostengono l’indipendenza di Taiwan”, che “perseguono una separazione permanente attraverso lo Stretto” e che non si “oppongono all’unificazione pacifica”. Per quello che riguarda “il Mar Cinese Meridionale, occorre combinare la deterrenza dell’escalation militare con un’intensificazione della diplomazia multilaterale e bilaterale per creare un percorso a medio termine verso una soluzione pacifica”. A quanto pare il presidente Trump pur con il suo stile da cowboy che cavalca la bomba parrebbe attenersi a questa dottrina anche se l’incidente di un paio di giorni fa nel Mar cinese meridionale, che ha visto un elicottero e un caccia statunitensi schiantarsi e inabissarsi a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, è un elemento di disturbo del processo di distensione. In relazione a questo il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun in una dichiarazione rilasciata alla stampa il 27 ottobre 2025 ha fatto sapere che se gli USA lo richiedessero la Cina sarebbe disposta, da una prospettiva umanitaria, a fornire la necessaria assistenza sottolineando tuttavia che il frequente invio di navi e aerei militari statunitensi nel Mar cinese meridionale distrugge la sicurezza marittima, la pace e la stabilità regionale. Relativamente all’incontro tra i due presidenti non possiamo che auspicare che la distensione proceda soprattutto perché questi confronti tra superpotenze sottotraccia contengono diversi livelli che vanno a toccare e quindi influenzare gli equilibri globali che mai come in questo momento appaiono così fragili e labili.