Mesotelioma da esposizione all’amianto, Comune e Regione devono risarcire i familiari di una vittima
Mesotelioma da esposizione all’amianto, la corte d’Appello di Bologna ha condannato in solido il Comune di Reggio Emilia e la Regione Emilia Romagna a pagare circa 740 mila euro di risarcimento, tra danni e spese legali, alla vedova e ai figli e nipoti di un ex elettricista morto nel 2019. La famiglia della vittima delle terribili polveri d’amianto, rappresentata dall’avvocatessa Antonella Micele, aveva già ottenuto una sentenza favorevole al termine del primo grado di giudizio. L’uomo, deceduto quando aveva 76 anni, stando al resoconto processuale, era stato esposto alle fibre di amianto che erano presenti negli edifici dove aveva lavorato, in veste di elettricista, dall’anno 1967 all’anno 1989 e, dove, fino all’anno 1980, sono stati ospitati gli Istituti ospedalieri neuropsichiatrici San Lazzaro di Reggio Emilia. I giudici Fiore, Rossi e Gaudioso, della corte d’Appello bolognese, hanno ricostruito l’intera vicenda, avvalendosi di periti e acquisendo tutte le cartelle cliniche. Ma anche molti testimoni sono risultati fondamentali per i giudici al fine di arrivare alla sentenza di risarcimento anche in secondo grado civile di giudizio. L’uomo svolgeva attività di manutenzione, di modifiche agli impianti, di costruzione, assemblaggio e manutenzione di fornelli elettrici, manutenzione e messa a norma delle centrali termiche e attività di manutenzione delle centrifughe presenti nella lavanderia. In particolare, per quanto riguarda le caldaie è risulta confermata la circostanza che gli elettricisti intervenissero anche per la manutenzione delle centrali di produzione del vapore sia il pomeriggio, in alternativa ai fuochisti, che la notte, in via esclusiva. Tra le varie mansioni svolte c’era anche quella relativa ai fornelli, e l’isolamento dei fornelli elettrici in uso presso gli Istituti ospedalieri neuropsichiatrici San Lazzaro, in particolare, era ottenuto mediante la collocazione, nella parte sottostante il ripiano del fornello, di una lastra di amianto che evitava che il calore si trasmettesse nella parte inferiore. Ma non solo. Sempre nel procedimento giudiziario risulta accertata, anche, l’ulteriore esposizione dovuta all’attività di ausilio al meccanico per la sostituzione delle ganasce dei freni delle asciugatrici, che erano sempre in amianto. E’ stato provato, poi, anche che la polvere di amianto attingesse gli addetti, posandosi sugli stessi e sui loro abiti da lavoro. Insomma un’esposizione prolungata durante diverse attività lavorative. Si legge infatti nella sentenza di primo grado del Tribunale di Reggio Emilia del 2023: “Ne consegue che è pienamente provato che nel periodo 1967-1989 il signor B. S. è stato a contatto frequente e costante con particelle di amianto, che oltre ad essere direttamente inalate nel corso delle varie lavorazioni, in ogni caso hanno contaminato l’ambiente di lavoro e anche di riposo”. Stesse e identiche conclusioni della corte d’Appello di Bologna che nei giorni scorsi ha depositato la sentenza di secondo grado: “Le deposizioni testimoniali sono plurime, precise e convergenti e forniscono la prova del contatto che nel corso degli anni il lavoratore ebbe con la sostanza cancerogena”. I familiari dell’ex elettricista vanno dunque risarciti.
(Fonte Corriere di Bologna)
