Linea Oriente

Negoziati in Egitto, serve lo sforzo di tutti i principali governi e non solo degli Usa per arrivare a una tregua

Fermare il massacro, la priorità, poi si vedrà tutto il resto. Il 7 ottobre 2023 è stato l’11 settembre dei palestinesi. Cosa intendo con questo? Se gli Usa ci hanno venduto la caduta delle torri gemelle come una data spartiacque della storia (e non è vero per diversi motivi) l’attacco delle milizie palestinesi di Hamas contro le forze di occupazione sioniste lo è davvero, avendo segnato una svolta decisiva agli eventi e riportato la questione al centro dell’attenzione mondiale in un momento assai delicato come quello che stiamo vivendo. Intendiamoci: sono state due tragedie, la memoria delle vittime non è sminuita dal fatto che in entrambi i casi rimangono molti lati oscuri, al contrario, Pasolini direbbe non ho le prove ma lo so. Retroscena a parte, non è il caso di alimentare il complottismo, tutto è accaduto alla luce del sole. Lo stesso sole che oggi illumina Gaza di una luce tenue offuscata dalle nubi di polvere sollevate dalle costruzioni ridotte a cumuli di macerie. Dobbiamo cogliere un punto importante: per la prima volta nella storia assistiamo a un esercito, quello israeliano, che combatte una guerra contro una popolazione civile. È necessario rendersi conto di questo dato rilevante se si vuole inquadrare la situazione. Nel corso della storia è accaduto che i civili restassero coinvolti nei conflitti ma quello che sta accadendo a Gaza è un fatto del tutto nuovo che eguaglia ciò che a suo tempo fecero i nazisti, forse non nei numeri ma di certo per la crudeltà. Coloro che non comprendono la portata dell’azione del 7 ottobre 2023 sono gli stessi che nel nostro paese continuano a definire come un crimine l’atto di guerra legittimo dei nostri partigiani a via Rasella a Roma durante l’occupazione nazista. Quando un popolo si trova davanti a una scelta di sopravvivenza, senza speranza, messo contro un muro deve reagire. Le diverse fazioni palestinesi avverse politicamente (Hamas, Jihad, FLP ecc..) dopo il 7 ottobre avevano emesso un comunicato congiunto per esortare alla resistenza contro gli occupanti, così come accadde in Italia negli anni dal 1943 al 1945 quando comunisti, socialisti, popolari, militari sbandati, ex fascisti, monarchici ecc… unirono le forze per fronteggiare l’invasione tedesca. Si trattava di fare una scelta netta. Se non ci mettiamo in questo ordine di idee non comprenderemo l’importanza del 7 ottobre: ieri nel secondo anniversario il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina ha rilasciato un documento nel quale tra le altre cose si legge che “La scena della bandiera palestinese che sventola in tutto il mondo, portata dai liberi durante grandi marce e manifestazioni storiche senza precedenti nelle capitali, piazze e strade, specialmente nei paesi occidentali, è stata un grande successo simbolico e umano che ha restituito dignità a una causa che l’occupazione ha cercato di cancellare per decenni.” La resistenza palestinese in cui, piaccia o non piaccia, rientra anche Hamas ha tratto nuova linfa da quell’evento, e i negoziati che stanno avendo luogo in Egitto rappresentano una grossa novità. È stato accettato l’impianto del piano Trump ma non tutti i punti, il fatto importante è che ora si tratta direttamente con gli Stati Uniti e solo indirettamente con Israele. È una vittoria politica per i palestinesi e il dato che possiamo trarre è che Hamas sta ottenendo dei risultati: gli emissari del presidente Trump si trovano in Egitto per i colloqui indiretti come riporta l’agenzia Ansa. Sul tavolo c’è il ritiro di Israele, seppure gradualmente, la liberazione degli ostaggi di Hamas nelle prime 72 ore dall’inizio della tregua e dei prigionieri palestinesi detenuti in Israele. Intanto fonti palestinesi riportano che nelle ultime ore l’IdF ha arrestato decine di palestinesi in Cisgiordania rilasciati dopo una serie di interrogatori oltre che intercettare l’ennesima spedizione di aiuti umanitari diretta a Gaza, la Freedom Flotilla. Ecco perché dal Qatar fanno sapere che occorrono “forti garanzie internazionali scritte” affinché Israele rispetti le condizioni. Lo speriamo tutti.