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Spesso si butta benzina sul fuoco in Italia, troppo rancore e troppa rabbia verso gli avversari politici, come negli Usa

Visto il momento assai delicato vorrei introdurre qualche riflessione sull’atteggiamento del governo italiano relativamente alle diverse crisi in atto sullo scacchiere internazionale e sulla situazione nazionale. Non è pervenuto. O meglio abbiamo capito dai fatti che ai membri del governo, soprattutto al presidente del consiglio, non piace riferire alla camera dei deputati per esporre i provvedimenti presi e nemmeno parlare con i cronisti che possono porre domande scomode. Nel caso in cui esponenti del governo debbano necessariamente dichiarare qualcosa è già tutto concordato con personaggi a loro vicini: sia le domande che le risposte. Il paese legittimamente vuole sapere dove stiamo andando a parare, dov’è il sovranismo che vanno sbandierando?

Mezza Italia è stata svenduta a società di capitale estere, e, cosa ancora più grave, sono stati appaltati settori strategici ad attori riconducibili a potenze straniere ostili nei nostri confronti con le quali siamo pure servili. Non contenti ci facciamo prendere pure in giro con tutte le sparate prive di fondamento che i megafoni governativi vanno ripetendo come un mantra. Dalle fosche nebbie del passato si sa che una menzogna ripetuta ad arte diventa verità, lo affermava il ministro della propaganda del III Reich. E di bugie, balle, fesserie o, come si dice da queste parti, bischerate questo governo attraverso i suoi portavoce ne ha dette tante; è talmente evidente che risulta persino banale affermarlo. Si tratta per lo più di esternazioni e dichiarazioni buttate lì, da dilettanti allo sbaraglio quali sono, senza possibilità di interlocuzione e tantomeno di contraddittorio. Parole non per questo meno pericolose soprattutto quando alla loro vacuità fanno seguito provvedimenti che aggravano la posizione del nostro paese, già di per sé opaca, sulle più rilevanti questioni internazionali e ci sprofonda nella crisi interna.

Una posizione evidentemente non così opaca per l’alta corte di giustizia dell’Aja che ha mosso fondate accuse al governo italiano per le complicità rilevate con Israele (nessun accordo ci vincola a vendere armi) in quello che giustamente e finalmente è stato definito dalla Commissione d’Inchiesta delle Nazioni Unite come un genocidio nei confronti dei palestinesi. Non si tratta di una sottigliezza linguistica come – ahimè – anche io pensavo prima di aver riflettuto a mente fredda. È una questione giuridica che comporta delle conseguenze. Conseguenze che invochiamo a pieni polmoni quando riguardano gli altri mentre tacciamo spudoratamente se siamo noi a essere coinvolti. Dalle ultime dichiarazioni del presidente del consiglio ai giovani del suo partito emerge inoltre un rancore rabbioso nei confronti degli avversari politici attraverso l’evocazione degli “anni di piombo”, una postura assolutamente non consona alla carica istituzionale. Ha gettato altra benzina sul fuoco il ministro Piantedosi parlando nemmeno troppo tra le righe di una possibile deriva del dissenso sociale verso il terrorismo. Che dire poi degli ignobili cori di Pontida contro Napoli? Mentre l’Italia si fermava in solidarietà con la Palestina non passava nemmeno inosservata l’apologia del funerale di Charlie Kirk (l’attivista cristiano di destra ucciso a quanto si sa da uno ancora più a destra) da parte del presidente del consiglio dei ministri. Non si capisce a che titolo. L’americanismo ha toccato il suo punto più basso in una cerimonia parte religiosa e parte spettacolo, come quegli incontri tra vecchie glorie del wresting nel parcheggio del centro commerciale con tanto di proclama di odio per gli avversari da parte dell’officiante Donald Trump (un piazzista che vende il merchandise MAGA nello studio ovale). Evidentemente Smotrich ha tragicamente fatto scuola. Un colpo di teatro poi le lacrime e il perdono della vedova affranta, pareva una puntata di Capitol, una vecchia soap opera sugli intrighi del potere a Washington. La seria preoccupazione è che le destre mondiali trasformino Charlie Kirk nel loro Horst Wessel elevandolo a martire del nuovo tecnonazismo.