Qualche riflessione a margine della parata militare che ha avuto luogo in Cina il 3 settembre 2025 per l’80° anniversario della vittoria nella guerra di resistenza contro l’aggressore giapponese e che ha destato più di qualche preoccupazione nell’opinione pubblica, negli organi di stampa e, prevedibilmente, ha scosso i nostri imbelli governi. Come ho già avuto modo di scrivere si tratta di un segnale verso l’esterno, una prova di massima efficienza da parte dell’esercito cinese, ma non solo. Non va trascurato un altro aspetto: l’enorme contributo dato dalla Cina alla sconfitta del Giappone e del nazifascismo che oggi purtroppo, con altra veste, torna a rialzare la testa. A questo punto urge una ulteriore riflessione: da noi il 25 aprile è diventato un giorno divisivo. Negli ultimi decenni durante i governi di destra sono state sollevate fallaci polemiche e compiuti parecchi sgarbi istituzionali nei confronti della nostra Repubblica (per inciso, il 2 giugno anche da noi si svolge una parata militare, cosa del tutto normale in ogni paese durante alcune celebrazioni ufficiali). L’ascesa del dragone a potenza mondiale di prima grandezza passa invece attraverso le forche caudine della guerra di resistenza contro i giapponesi che aveva causato immani perdite, un tragico evento unificante per la nazione cinese.
La nostra storiografia ufficiale pone l’inizio della Seconda guerra mondiale il primo settembre 1939 con l’invasione tedesca della Polonia trascurando completamente la catena di eventi che ha condotto fino a quel punto. È solo una questione di punti di vista: se si fa coincidere la fine del conflitto con la resa del Giappone nel 1945 come non considerare che già nel 1931 l’esercito giapponese stava pianificando un conflitto con la Cina che esplose nel 1937 dopo anni di scontri e tensioni? A questo dobbiamo stare attenti, il segnale lanciato dalla Cina è ricco di sfumature ed è rivolto all’occidente ma anche e soprattutto ai propri cittadini. Quello che si sottolinea a livello simbolico è la continuità assicurata dall’Esercito Popolare di Liberazione come pilastro dello Stato. D’altra parte in ogni sistema socialista che si rispetti le forze armate svolgono una funzione primaria. Non sto parlando di repressione ma prontezza nella difesa dell’integrità nazionale e soprattutto funzioni di protezione civile, un po’ com’era da noi prima che anche le emergenze fossero appaltate ai privati. In tutto ciò la Cina ha presentato novità tecnologiche dal punto di vista bellico da far paura: missili ipersonici, droni, robot, un nuovo sistema capace di coordinare all’unisono tutte le risorse molto più efficiente di quello in forza alla NATO. Io però paura non ne ho perché – è un dato di fatto – negli ultimi ottanta anni non risulta che la Cina si sia cimentata in imprese militari di rilevanza internazionale tranne un breve ma duro conflitto con il Vietnam nel 1979 e qualche scaramuccia di confine con l’India. Se davvero pensiamo che possa minacciare di invaderci stiamo fuori di testa.
Siamo noi che negli ultimi decenni abbiamo partecipato a tutta una serie di operazioni militari all’estero inutili, dannose e fallimentari che non hanno fatto altro che indebolire la nostra posizione internazionale e qualificarci come una colonia degli Stati Uniti d’America visto che, non avendo voce in capitolo, agiamo in funzione dei loro interessi e non dei nostri.
