L’editoriale

Guerra tra Russia e Ucraina, il ruolo dell’Ue dovrebbe essere molto più incisivo sui meccanismi che porterebbero alla pace

"Dobbiamo frenare a ogni costo la folle baldanza guerriera di chi dalla guerra ha solo da guadagnarci e punta irresponsabilmente a trascinarci verso la distruzione senza avere nemmeno la capacità e la preparazione militare adeguata".

I rapporti a volte difficili tra Russia e Ucraina hanno radici molto antiche, problematiche regionali che si sovrappongono nel corso del tempo che riguardano i due popoli “cugini”, e che certamente hanno un peso ma che non sono l’unica causa del conflitto che si è determinato negli ultimi decenni. Semplificazione di comodo in quanto su entrambi i fronti combattono individui di tutte le fedi politiche e religiose oltre che di moltissime nazionalità (compresi ucraini per la Russia e russi per l’Ucraina); va considerata inoltre la presenza sul terreno di mercenari, agenti segreti, forze speciali di tutti gli attori in campo e chi più ne ha più ne metta. Come ho già scritto in un articolo precedente questo conflitto è come una matrioska e credo che sia una metafora più che adeguata per descrivere una guerra che ne contiene dentro un’altra, un’altra e un’altra ancora come abbiamo già avuto modo di notare.

Considerate quindi anche molto sommariamente le frizioni storiche che si sono accumulate nei secoli (gli altri popoli non hanno la memoria corta come la nostra) tra russi e ucraini, la causa scatenante del conflitto attuale va ricercata principalmente nella caduta dell’Unione Sovietica, “la più grande tragedia del XX secolo” così com’è stata definita dal presidente russo Vladimir Putin. A differenza di molti personalmente considero affidabile e concreta sul piano della diplomazia la leadership russa che fino a ora si è dimostrata assai paziente nei confronti dell’Europa la quale si è malamente prestata al gioco al massacro iniziato verso est dalla NATO che come disse quel pontefice lungimirante quale fu il compianto Papa Francesco ha abbaiato troppo rumorosamente ai confini della Russia.

In particolare i nazionalisti ucraini (volenterosi carnefici eredi dei banderisti che nella seconda guerra mondiale collaborarono con i nazisti durante l’Operazione Barbarossa) sono diventati la punta di lancia della NATO rivolta dritta verso la Federazione Russa. Va detto che ora come allora gli ucraini sono divisi in quanto il paese non è un monolite ma è composto da più entità, sia etniche che politiche che, come ovunque nel mondo, si costituiscono in partiti politici dalle differenti vedute sulle questioni nazionali. Una crisi, quella ucraina, che era già iniziata da tempo sotto gli occhi inerti e disinteressati dell’Europa, tanto più che oggi la popolazione ucraina si è praticamente dimezzata a causa ovviamente della guerra ma anche dell’emigrazione che già prima che iniziasse il conflitto in Donbass aveva spinto molti cittadini a espatriare.

Per motivi economici sicuramente ma anche perché per molti sin dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso le trecce della Timoshenko non avevano lasciato dubbi a riguardo: pura estetica nazista, inaccettabile per quella parte della popolazione ucraina che è rimasta idealmente fedele al passato sovietico per aver perso parenti e amici durante l’occupazione nazista dell’URSS. Così come non lasciava alcun dubbio la demoniaca figura di Victoria Nuland che per conto della NATO distribuiva biscotti ai manifestanti di piazza Maidan durante le violentissime dimostrazioni che nel 2014 portarono alla caduta del legittimo esecutivo in carica.

Il dato principale che possiamo trarre è che si tratta di una questione assai complessa che solo in superficie riguarda Russia e Ucraina in quanto il vero soggetto che è stato colpito a fondo è l’Unione Europea perché gli USA che ci considerano poco più che una colonia non avevano alcuna intenzione di lasciarci creare uno spazio politico, commerciale, economico e culturale con l’Eurasia in quanto avremmo potuto giocare il ruolo di grande potenza se solo l’Europa avesse una visione imperiale e non dico imperialista, il che non è assolutamente la stessa cosa. L’Europa ha invece reagito a questa crisi istericamente in linea con la sua tradizione storica di civiltà che si ritiene superiore e che crede di dover esportare agli altri il proprio stile di vita che in pratica si traduce nel più bieco colonialismo.

Questa reazione scomposta è dovuta anche alla messa in discussione di quello che era l’ordine mondiale uscito da Yalta ormai più di 80 anni fa. Abbiamo creduto durante l’epoca degli stati nazionali forse ormai al tramonto che potevamo andare tutti da soli e dopo esserci massacrati in due guerre mondiali abbiamo anche creduto per lungo tempo che non ci sarebbero più stati conflitti nel cuore dell’Europa, illusione perduta nella sanguinosa dissoluzione della Jugoslavia avvenuta alle porte di casa nostra e nella quale siamo stati malauguratamente coinvolti dalla NATO.

Come Italia abbiamo intrapreso un cammino molto scivoloso per oltre 30 anni avendo perseguito gli interessi di una potenza straniera dominante, gli USA, invece che i nostri interessi nazionali. Alla faccia del tanto proclamato sovranismo siamo messi peggio che mai con una classe politica che non ha alcuna voce in capitolo né tantomeno spazio di manovra, per tacere della credibilità che risulta completamente assente. Parliamoci chiaro: l’intera dirigenza europea ha toccato il minimo livello mai raggiunto e noi italiani, che in genere non perdiamo occasione per frustarci idealmente con il cilicio, non siamo nemmeno tra i peggiori per quanto, è il caso di affermarlo con chiarezza e decisione, come paese attualmente non abbiamo alcuna agibilità politica. La nostra classe dirigente conta meno di niente, né il governo, né l’opposizione che a conti fatti non si oppone proprio a nulla su dossier come questo in quanto entrambi gli schieramenti sono il braccio destro e il braccio sinistro delle plutocrazie transnazionali.

A questo proposito il direttore mi chiedeva di tentare di esporre chi è che spinge per la guerra totale contro la Russia e perché? Vorrei sbagliare ma per me è presto detto: i plutocrati e gli oligarchi connessi alle industrie belliche che attualmente hanno la politica nelle loro mani e che intendono convertire l’industria europea (leggi principalmente Germania) da fabbricare automobili a carri armati. Certo non è cosa che si fa dall’oggi al domani ma l’impressione è che la macchina bellica ormai avviata si stia preparando per arrivare a regime. Il potere è del capitale da quando coloro che votiamo (quasi a farlo apposta da noi sempre con una legge elettorale diversa che in qualunque caso non garantisce stabilità) hanno abdicato al loro ruolo di mediazione tra il capitale e il lavoro, detto in parole povere tra sfruttatori e sfruttati.

La diffusa disillusione nei confronti dei nostri fallimentari sistemi democratici e la marcata ignoranza di quelle che una volta si definivano masse ha fatto il resto avendo dal basso rinunciato alla lotta di classe e ceduto alle lusinghe del mercato mentre dall’alto, al contrario, quelli che il mercato lo controllano hanno continuato e intensificato l’offensiva verso quelle che ritengono essere classi a loro subalterne destinate a consumare e a servirli. La vacuità di una sinistra ancora in cerca di una identità perduta nei meandri del liberismo ha pesanti responsabilità relativamente all’affermazione delle forze di estrema destra: il serpente si insinua sempre nelle tane vuote.

Oltre a questo va aggiunta la naturale ipocrisia pelosa dei nord europei che noi a torto e sottovoce abbiamo sempre considerato “superiori” anche quando andavamo a fargli da camerieri mentre si tratta in gran parte di gente inquinata da tempo dai germi del nazismo che per quello che mi riguarda è anche peggio del fascismo nostrano il quale spesso non va oltre una gonfiata di petto.

Spingere per inviare ancora armi all’Ucraina (che per inciso non è chiaro né se arrivano a destinazione, né se sono realmente efficaci e nemmeno in che mani andranno a finire) per difendere un regime nazista, apertamente ormai contestato anche da moltissimi ucraini, è una follia anche perché se si dovesse davvero arrivare al punto di rottura con la Russia le conseguenze saranno irreparabili e peseranno per decenni sulle generazioni a venire; mi chiedo come sia possibile che nessuno dei nostri leader politici pensi ai propri figli e nipoti. Dobbiamo frenare a ogni costo la folle baldanza guerriera di chi dalla guerra ha solo da guadagnarci e punta irresponsabilmente a trascinarci verso la distruzione senza avere nemmeno la capacità e la preparazione militare adeguata; come Europa troppe volte ci siamo messi in mezzo per impedire un accordo tra le parti perseguito invece dagli USA, che dalle rive del fiume già pregustano di osservare il cadavere del nemico, ovvero la UE, trascinato da onde impetuose.