Cronaca

Addio a Tim Curry, leggendaria star del Rocky Horror Show

La causa della morte non è stata resa pubblica. Dal 2012, dopo un grave ictus che lo aveva costretto sulla sedia a rotelle, Curry aveva ridotto le apparizioni fisiche ma non aveva mai smesso di lavorare.

Tim Curry, l’attore britannico che ha reso immortale il Dr. Frank-N-Furter in The Rocky Horror Picture Show, è morto pacificamente nella sua casa di Toluca Lake, a Los Angeles, il 26 agosto 2026. Aveva ottant’anni. La notizia è stata confermata dalla sua storica manager e amica Marcia Hurwitz, che lo ha ricordato come un uomo dalla mente curiosa e dal cuore generoso, rimasto aperto e pieno di anticipazione fino all’ultimo respiro. La causa della morte non è stata resa pubblica. Dal 2012, dopo un grave ictus che lo aveva costretto sulla sedia a rotelle, Curry aveva ridotto le apparizioni fisiche ma non aveva mai smesso di lavorare, soprattutto con quella voce inconfondibile che restava intatta, e di mantenere un legame affettuoso con i suoi fan. Nato il 19 aprile 1946 a Grappenhall, nel Cheshire, figlio di un cappellano della Royal Navy e di una segretaria scolastica, Timothy James Curry aveva cresciuto un talento teatrale già da ragazzo, prima nei cori e poi nelle produzioni scolastiche.

Dopo la laurea a Birmingham debuttò nel 1968 nella produzione originale londinese di Hair. Pochi anni dopo un incontro con Richard O’Brien lo portò a creare il ruolo della vita: lo scienziato pazzo androgino, il “sweet transvestite from Transsexual, Transylvania”. Con corsetto, calze a rete, tacchi a spillo e un sorriso diabolico, Curry trasformò uno spettacolo sperimentale del Royal Court Theatre in un fenomeno che avrebbe attraversato decenni.

Il film del 1975, inizialmente un insuccesso, divenne il cult midnight movie per eccellenza, con proiezioni notturne, shadow cast, risate e urla del pubblico. Frank-N-Furter non era soltanto un personaggio: era un permesso di essere se stessi, di essere rischiosi, come Curry amava dire. Ridurre la sua carriera a Rocky Horror sarebbe però ingiusto. Curry è stato un attore di straordinaria versatilità. Ha terrorizzato un’intera generazione come Pennywise in It, ha fatto ridere fino alle lacrime come il maggiordomo Wadsworth in Clue – Signori, il delitto è servito, ha interpretato il malvagio Darkness in Legend, Rooster Hannigan in Annie, Long John Silver nei Muppet e il concierge più snob di New York in Mamma, ho riperso l’aereo.

Sul palcoscenico ha ricevuto tre nomination ai Tony, tra cui per Amadeus e Spamalot, e ha vinto premi prestigiosi. Come doppiatore ha dato voce a personaggi indimenticabili, da Nigel Thornberry a Captain Hook, vincendo anche un Daytime Emmy. Non si è mai sposato e non ha avuto figli. Ha sempre protetto la propria vita privata, preferendo lasciare che a parlare fossero i suoi personaggi. Eppure, attraverso di loro, ha regalato a milioni di persone il coraggio di ballare fuori tempo, di indossare i tacchi – metaforici o reali – e di non scusarsi per la propria stranezza. Nel 2025 aveva pubblicato il memoir Vagabond e, in occasione dei cinquant’anni di Rocky Horror, aveva dichiarato di essere orgoglioso del fatto che il film desse a chiunque il permesso di comportarsi male quanto vuole davvero.

Anche dopo l’ictus continuava a sorprendere con l’intelligenza e l’umorismo che lo avevano sempre caratterizzato. Oggi, mentre il mondo del cinema e del teatro piange la sua scomparsa, resta una certezza: ogni volta che qualcuno griderà «It’s just a jump to the left!» o indosserà un corsetto per una proiezione di mezzanotte, Tim Curry sarà ancora lì, sorridente e magnificamente fuori dalle regole. Addio, Dr. Frank-N-Furter. Grazie per averci insegnato che il tempo non è una linea retta, ma un Time Warp.