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Lucca comunali 2027, centrosinistra al bivio: lunedì il primo vertice sul candidato, scontro interno sulle primarie

In attesa del primo incontro nel centrosinistra lucchese cresce il malumore sulle primarie. Alfarano chiarisce: “Non le ho mai escluse, ma una candidatura unitaria avrebbe più forza”.
Un'immagine di gruppo del centrosinstra lucchese

Lunedì 24 agosto comincia ufficialmente la partita del centrosinistra lucchese per le elezioni comunali del 2027. Secondo quanto appreso è fissata per lunedì la prima riunione della coalizione nella quale si inizierà ad affrontare anche uno dei nodi più delicati dei prossimi mesi: il percorso che porterà alla scelta della candidata o del candidato che dovrà sfidare Mario Pardini. Un appuntamento importante perché, mentre nel centrodestra la strada verso la ricandidatura del sindaco uscente appare ormai tracciata, dall’altra parte il quadro rimane ancora completamente aperto. Non c’è un candidato, non è stato deciso il metodo con cui individuarlo e deve ancora essere definito fino in fondo il perimetro politico della coalizione. E il primo confronto arriva in un clima già tutt’altro che tranquillo.

All’interno del centrosinistra, infatti, c’è malumore per le recenti dichiarazioni del segretario comunale del Pd e capogruppo in consiglio comunale Enzo Alfarano, che in un’intervista a La Nazione aveva espresso chiaramente la propria preferenza per una candidatura unitaria rispetto allo svolgimento delle primarie. «Quando a Lucca il centrosinistra ha fatto le primarie ha perso», aveva osservato Alfarano, spiegando poi di ritenere preferibile individuare «una figura capace di fare sintesi tra le diverse anime del centrosinistra, la società civile, le associazioni e i comitati». Una posizione personale che, però, qualcuno all’interno dell’area politica chiamata a costruire l’alternativa a Pardini ha interpretato come una sostanziale bocciatura preventiva delle primarie, arrivata soprattutto prima ancora che le diverse componenti della coalizione si fossero sedute allo stesso tavolo per affrontare la questione.

Ma qualcuno di ben informato non usa mezzi termini e afferma: «La città si merita un centrosinistra migliore di quello attuale». Il malumore, secondo quanto ricostruito, riguarderebbe quindi non soltanto il merito della posizione espressa da Alfarano, ma soprattutto il metodo: secondo questa parte della coalizione, nessuno dovrebbe chiudere preventivamente la porta alle primarie prima dell’avvio di un confronto comune. Ed è proprio alla luce delle tensioni emerse contattato direttamente Alfarano ha respinto nettamente l’interpretazione secondo cui avrebbe già escluso questa possibilità: «Io non ho mai detto che non si faranno le primarie, anche perché non sono io a decidere. Questa sarà la valutazione fatta in un percorso. Quello che ribadisco, ed è la mia personale opinione, è che andare verso una candidatura unitaria e condivisa a mio avviso darebbe da subito, in quanto sintesi tra le anime politiche e civili, una legittimazione più forte all’eventuale candidata o candidato che la coalizione presenterà. Sarà la persona che meglio interpreterà il programma del centrosinistra, dando un forte segno di discontinuità e di novità».

Primarie sì o primarie no sarà dunque uno dei primi nodi politici da sciogliere, ma dietro alla questione del metodo c’è inevitabilmente quella del nome. Ad oggi il centrosinistra lucchese non ha ancora individuato il proprio sfidante di Pardini e continuano a circolare diverse ipotesi. Tra queste rimane quella di Stefano Baccelli, uno dei profili più conosciuti del Pd lucchese, ma reduce da una fase politica particolarmente complicata: l’uscita dalla giunta regionale e soprattutto la sconfitta alle primarie del centrosinistra a Viareggio, accompagnata dalle forti tensioni con il suo stesso partito. Ci sono poi Ilaria Vietina, che già nei mesi scorsi non aveva chiuso alla possibilità di una candidatura ma aveva chiesto di anteporre il progetto ai nomi, e altre figure provenienti dal mondo politico e civico. E nelle discussioni sulla futura candidatura c’è inevitabilmente anche lo stesso nome di Alfarano.

Abbiamo quindi chiesto direttamente ad Alfarano se sarebbe disponibile a correre per Palazzo Orsetti e cosa pensasse dell’ipotesi Baccelli, ma il segretario comunale del Pd non entra nel toto-nomi: «Come già risposto alla domanda precedente, ritengo qualsiasi ragionamento sui nomi successivo a quello sul progetto e sul percorso condiviso che deve portarci a presentare la nostra proposta alla città. Sicuramente ci sono, sia tra gli appartenenti alle forze politiche sia nella società civile, profili adeguati a guidare l’alternativa a questa Giunta». Anche sui tempi Alfarano frena: «Non credo serva fare una gara a chi arriva primo con un nome. Prima viene il progetto, poi la persona che deve rappresentarlo. La scelta dovrà essere condivisa e soprattutto credibile.

L’obiettivo è arrivare a una candidatura che abbia l’ambizione di parlare a tutta Lucca, non solo al nostro mondo, agitando la bandiera della discontinuità e del rinnovamento». Ed è proprio qui che si apre probabilmente la questione politica più grande per il centrosinistra lucchese. Perché da mesi praticamente tutte le componenti ripetono lo stesso concetto: prima i temi, poi i nomi. Ma allora quali sono i temi? O meglio ancora: qual è il grande tema sul quale il centrosinistra vuole costruire la sfida a Pardini? Negli ultimi quattro anni l’opposizione ha portato avanti numerose battaglie, dal sociale alla casa, dal centro storico alla cultura, dalle periferie ai grandi eventi. Ma manca ancora, almeno nella percezione pubblica, una questione capace di diventare il simbolo dell’alternativa e soprattutto una visione immediatamente riconoscibile della Lucca che il centrosinistra vorrebbe governare dal 2027. Una cosa è fare opposizione sui singoli provvedimenti dell’amministrazione, un’altra è trasformare quelle battaglie in un progetto complessivo capace di mobilitare una parte della città.

Una necessità che, almeno in parte, riconosce anche Alfarano: «Penso che in questi anni dall’opposizione abbiamo portato avanti varie battaglie; dalla casa alla periferia, dai beni comuni al terzo settore, dai grandi eventi per finire all’identità del centro storico ed alla crisi del commercio. Oggi però la città ci chiede di più: dobbiamo dire quale Lucca vogliamo. È il momento di parlare di una Lucca più aperta e più coraggiosa. Una città dove un ragazzo non debba per forza pensare di andarsene per costruirsi un futuro, dove ci sia commercio di qualità, servizi, casa, cultura e spazi per stare insieme. E poi mobilità, ambiente, centro storico, periferie: non slogan, ma problemi concreti da affrontare. Parlare a quanti si sentono ignorati dalla politica, a quanti credono in una città delle opportunità. Se vogliamo vincere, dobbiamo tornare a far venire voglia alle persone di partecipare. Non basta amministrare bene: bisogna anche far sognare un po’. E forse è proprio questa la sfida più difficile, ma anche la più bella».

Lunedì, quindi, il centrosinistra inizierà concretamente il percorso verso il 2027 e sarà interessante capire non soltanto quali nomi entreranno realmente nella partita, ma chi siederà al tavolo, quale sarà il perimetro della coalizione e soprattutto se emergerà una posizione condivisa sul metodo con cui scegliere il candidato. Perché il centrosinistra arriva al primo vero appuntamento verso le comunali con una certezza e diversi interrogativi. La certezza è che dall’altra parte, salvo sorprese, ci sarà Mario Pardini. Gli interrogativi riguardano praticamente tutto il resto: candidato, primarie, coalizione, programma e leadership. E adesso anche un malumore interno esploso ancora prima che la coalizione si riunisca per la prima volta. La corsa per Palazzo Orsetti è iniziata. Nel centrosinistra, prima ancora di scegliere chi dovrà correrla, c’è da decidere come arrivare ai blocchi di partenza.