L’editoriale

Movida violenta, in crisi un intero sistema che dovrebbe garantire educazione civica e formazione dei giovani

"Anche le istituzioni presentano marcate caratteristiche di iniquità, arbitrio, corruzione vanno ad incidere negativamente sulla fragile psiche delle persone".

Con la stagione estiva pare esserci una recrudescenza dei fenomeni di “malamovida” con conseguenze a volte molto tristi e dolorose che vanno oltre una “semplice” scazzottata tra adolescenti con gli ormoni in subbuglio. Nella regione in cui sono nato e in cui vivo, la Calabria, è del 10 agosto 2026 la notizia della morte di Antonio Perrotta nella località marittima di Sangineto in provincia di Cosenza. Il decesso è avvenuto in seguito a un pestaggio subito davanti una nota discoteca da parte di due fratelli, Domenico e Umberto Orsino, in circostanze ancora del tutto da chiarire. I due, originari del posto ma residenti in Lussemburgo, sono stati fermati dalla Polizia di Stato con gravi indizi a carico, incastrati dalle immagini delle videocamere di sorveglianza. Tra l’altro a quanto si apprende uno dei due fratelli farebbe parte della nazionale di rugby lussemburghese mentre l’altro sarebbe addirittura un fisioterapista, uno che le persone dovrebbe aiutarle non ucciderle.

Molte volte viene attribuita la responsabilità di certi episodi agli immigrati irregolari fuori controllo o ai cosiddetti “maranza” e in qualche caso è senz’altro vero ma da questo tragico evento possiamo rilevare che non è sempre così, la problematica della violenza gratuita coinvolge in maniera trasversale anche adulti e a volte addirittura anziani anch’essi protagonisti di gesti inconsulti. Il crimine non ha sesso, né età, non conosce provenienza geografica, colore della pelle, fede politica o religiosa e soprattutto non ha classe sociale. Nel caso specifico registriamo che i protagonisti del gesto criminale sono emigranti di ritorno in Italia probabilmente per le vacanze e non stranieri che magari vivono una condizione svantaggiata in qualche nostra periferia urbana. Ora io non conosco la biografia degli Orsino ma posso facilmente presumere che se abiti in Lussemburgo, un piccolo paradiso fiscale nel cuore dell’Europa continentale, è sicuro che provieni da una ambiente “normale”, una volta si sarebbe detto “borghese”.

Evidentemente, a giudicare dalle notizie che giornalmente provengono dai contesti più disparati, la violenza sta tracimando anche in ambiti molto più piccoli e contenuti rispetto alle grandi metropoli – dove purtroppo può considerarsi un fenomeno sistemico – e se tante volte non veniamo a sapere di certi episodi è solo perché non c’è scappato il morto. Di certo viviamo un periodo difficile soprattutto per quello che riguarda l’educazione civica e la formazione dei giovani, tuttavia, come amo sempre ricordare, è dai tempi di Socrate che esiste questo tipo di pregiudizio verso le nuove generazioni da sempre considerate “inferiori” alle precedenti sia per il livello di preparazione scolastica che per l’educazione. E’ altresì vero che oggi la famiglia, la scuola, l’università, il mondo del lavoro, l’intera società, le istituzioni presentano marcate caratteristiche di iniquità, arbitrio, corruzione che vanno a incidere negativamente sulla fragile psiche delle persone. Questo non vuol dire che dobbiamo giustificare chi compie atti criminali, le responsabilità individuali non vanno trascurate, ma dobbiamo mettere insieme i puntini per comprenderne meglio le cause in quanto i fattori che determinano il clima malsano che si è creato sono tanti.

Il problema principale non è arrestare i colpevoli e gettare la chiave, questo non farà tornare Antonio né nessun altro dall’aldilà. Ci sono contesti in cui lo Stato appare assente, mentre probabilmente una presenza autorevole sul territorio, non invasiva o peggio autoritaria, che non sia solo di “rappresentanza” da parte dello Stato, attuata da personale di polizia formato non solo a usare la forza ma a prevenire il verificarsi di certi eventi mantenendo un livello accettabile per la pubblica incolumità in modo che non si debba sempre piangere dopo su una bara invocando giustizia. Altrimenti prendiamo atto che la civiltà ha fallito nel suo compito di gestione degli istinti belluini presenti nel corpo sociale: la sopraffazione è la legge della giungla, la civiltà esige cooperazione, leggi giuste e uguali per tutti applicate con criterio e una classe dirigente che si interessi al destino comune di una umanità che troppo spesso appare abbandonata a sé stessa.