Cronaca

Chiede di cambiare cognome: il Consiglio di Stato le dà ragione ma lei è morta nel 2013

Il dettaglio più sorprendente è che il procedimento è proseguito senza che il Consiglio di Stato fosse informato del decesso.

Aveva chiesto di aggiungere “Gheri Moro” al cognome Borghetto per recuperare le proprie antiche origini familiari. Il ricorso è stato accolto dal Consiglio di Stato dopo una lunghissima attesa. Peccato che Anna Maria sia morta tredici anni fa e che i giudici non ne fossero mai stati informati. Nel 2010 la donna, di Treviso, aveva iniziato una battaglia per poter aggiungere al proprio cognome quelli di due antichi avi, Gheri e Moro. Quindici anni dopo, il verdetto definitivo dei giudici amministrativi di secondo grado, che aspettava da tempo è finalmente arrivato, ma era morta nel gennaio 2013, a 53 anni. Il dettaglio più sorprendente è che il procedimento è proseguito senza che il Consiglio di Stato fosse informato del decesso.

Nessuno, inoltre, aveva avvertito i familiari dell’esistenza dell’impugnazione. Così la macchina burocratica e giudiziaria ha continuato a muovere le proprie carte mentre la protagonista di quella vicenda non poteva più rispondere, né conoscere l’esito della sua richiesta. Il paradosso resta tutto nelle date: Anna Maria aveva presentato la sua domanda nel 2010, aveva impugnato il diniego nel 2011 ed era morta nel 2013. Il procedimento ha continuato a viaggiare per oltre un altro decennio tra uffici e magistrati, fino alla decisione del 2026.

La storia comincia il 16 dicembre 2010. Anna Maria presenta alla Prefettura di Treviso la richiesta di modificare il proprio cognome, passando da “Borghetto” a “Borghetto Gheri Moro”. Non si tratta, almeno nelle sue intenzioni, di una rivendicazione patrimoniale né della pretesa di un titolo nobiliare. La donna vuole semplicemente riportare nel proprio nome il legame con una parte molto antica della storia familiare, riconducibile alla nobildonna veneziana Elisabetta Moro e a Giovanni Maria Cristoforo Gheri. Nella documentazione depositata sostiene di discendere direttamente da Elisabetta Moro, morta a Castelfranco Veneto nel 1797, e dal figlio naturale Giovanni Maria Cristoforo Gheri, che sarebbe stato riconosciuto e indicato come erede di una parte consistente del patrimonio della donna. La Prefettura, però, nel febbraio 2011 respinge la domanda. Secondo l’amministrazione, mancava una prova formalmente idonea ad attestare la discendenza della richiedente dalla nobildonna attraverso la linea familiare indicata.

(Fonte Tg Com 24)