Detenzione domiciliare per tossicodipendenti, il ddl è ormai legge
E’ stato approvato dalla Camera dei Deputati il disegno di legge per il quale circa 10.000 detenuti che abbiano delle dipendenze da droga o alcool potranno scontare la pena agli arresti domiciliari o in apposite strutture attrezzate e con personale – si spera – professionalmente adeguato a seguirne il percorso di recupero dalla dipendenza e il successivo reinserimento nel tessuto sociale. Con 153 voti a favore dalla maggioranza, 82 astenuti tra Partito Democratico e Avs e 42 contrari dal Movimento 5 Stelle e dall’area che fa capo intorno all’ex generale Vannacci, il disegno di legge diventa legge a tutti gli effetti.
L’intenzione governativa sarebbe quella di iniziare a porre rimedio al problema impellente del sovraffollamento che riguarda le strutture carcerarie italiane la cui popolazione di 64.000 detenuti supera abbondantemente la capienza effettiva degli istituti di pena nazionali stimata intorno alle 52.000 unità. In ogni caso si tratta di un provvedimento vincolato a delle condizioni che prevedono l’adesione del soggetto a programmi di disintossicazione, inoltre la pena residua da scontare non dovrà superare gli otto anni.
Soddisfazione espressa dal Ministro di Grazia e Giustizia Nordio secondo il quale si tratta di un “provvedimento epocale” in quanto consente un approccio differente verso soggetti a loro modo fragili quali possono essere le persone che hanno commesso reati in conseguenza del loro stato di tossicodipendenza o alcolismo. L’approccio di Nordio che parla di “malati da curare piuttosto che criminali da punire” per quanto opinabile da alcuni punti di vista potrebbe rappresentare un’alternativa al carcere per persone che definire malate non è corretto e tuttavia è chiaro che più che di coercizione queste persone hanno bisogno di aiuto.
Il Movimento 5 Stelle ha affidato a Valentina D’Orso il compito di esprimere in dichiarazione di voto la contrarietà del movimento verso un provvedimento che – a loro detta – potrebbe rappresentare un pericolo visto che i detenuti uscendo dal carcere “andranno in strutture senza alcuna vigilanza e controllo” da parte dello Stato. Probabile che Futuro Nazionale insista ancora di più su questa ipotesi. Una eccezione che entro certi limiti ci può anche stare. Molto spesso abbiamo dovuto prendere atto delle problematiche che affliggono il sistema giudiziario e quello carcerario che – diciamoci la verità – fa acqua da tutte le parti, oltre che della assoluta assenza dello Stato in contesti critici dove la criminalità organizzata esprime la propria egemonia. E’ di questi giorni l’allarme lanciato dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia secondo cui, non è difficile credergli, i capi mafia esercitano il totale controllo su alcune strutture carcerarie, si è parlato di summit criminali online tra diversi istituti di pena. Dichiarazioni pesanti subito rintuzzate da un più che infastidito Nordio ma che hanno incassato il sostegno dell’ANM.
Vale la pena fare due considerazioni a margine. A destra si evoca legge e ordine… sì, ma per chi? Le iniziative della destra governativa su questo dossier sono funzionali a depenalizzare comportamenti più che opachi tipici del mondo della politica corrotta e dell’imprenditoria rapace, mentre, in genere, si usa la mano pesante con il piccolo delinquente o con il malcapitato di turno che molto facilmente può essere uno studente che occupa l’università o un lavoratore che si batte per i propri diritti negati. Il giustizialismo della destra per quello che riguarda le “alte sfere” si è polverizzato nelle macerie di Capaci con Falcone e Borsellino, i due magistrati palermitani dell’antimafia tragicamente scomparsi che collaboravano per dedizione verso la giustizia e per onorare la toga che indossavano, senza per questo condividere le stesse idee politiche, cosa che oggi sembra fantascienza.
