Lavoro stagionale, parla un ventiseienne: “E’ dura con questo caldo ma mi aiuta a sconfiggere la mia timidezza”
Lavori duri e pesanti ma affrontati col sorriso. Savona, spiaggia libera di Zinola, qui si sente gridare un giovane, «crafen» è un ragazzo alto, con un capello bianco e una cesta con i dolci. Le persone lo chiamano con un gesto, altre ripetono crafen e altre solo con un «scusa qui». Sono circa le 14:00, quando il termometro segna 35 gradi, la spiaggia è piena e tra qualche tuffo e una doccia fredda ci si concede qualche piacere. Raggiungere il bar della spiaggia non è sempre piacevole con quel sole, allora ecco che intervengono i lavoratori stagionali. Noi ne abbiamo intervistato uno, Alessio ventisei anni, nel settore da quattro e tanta voglia di vivere.
Come hai iniziato questo lavoro?
«Io ho vissuto un grave lutto, lavoravo come operaio ma dopo la perdita di mio padre mi è caduto il mondo addosso».
La perdita del padre porta il giovane in depressione, una parola che gli pesa solo quando la pronuncia.
«Non è stato semplice, io gli volevo molto bene e per me era il mio punto di riferimento» racconta mentre si emoziona. Ma la vita va avanti, anche se il tempo non sembra mai scorrere, quindi dopo un paio di mesi mi sono avvicinato a questa azienda, così ho iniziato la mia avventura nel mondo dei stagionali» esclama, ritornando a sorridere.
È dura fare questo lavoro?
«Dura no! Però molto caldo».
Lo consiglieresti a un ragazzo della generazione Z?
«Assolutamente si, credo che come prima esperienza per avvicinarsi al mondo del lavoro sia ottima, ti fa rendere conto che lavorare non è una passeggiata»
Quante ore lavori?
«Io circa dalle quattro alle cinque ore al giorno, però dipende anche da quanto vendo».Iil lavoro stagionale, in questo caso, funziona che in base alle vendite realizzate il ragazzo ottiene una percentuale; quindi, spesso si ritrova a non poter prevedere il proprio ricavo.
«Spesso capita che se in una giornata come questa lavori un paio d’ore è hai un mezzo stipendio, invece in altre diciamo che potresti ritrovarti con poco».
Non ti mette ansia fare il lavoratore stagionale?
«Assolutamente no, perché sono più libero in quanto so che da una data inizio e ad una data finisco».
Nel mentre intorno a noi si raggruppano una decina di persone, famiglie con bambini, giovani e un po’ meno giovani e tutti vogliono un crafen. Due varianti quella con lo zucchero da 2,50€ e quella più ambita con la nutella da 3€ e poi ci sono gli immancabili nostalgici.
«Nel 2010 costavano meno, 1,50€ senza cioccolato e 2€ con il cioccolato» esclama un signore sulla sessantina, mentre il nostro amico sorride ed esclama «la guerra, la guerra è colpa della guerra».
E così che salutiamo un giovane ragazzo che in un momento di profonda sofferenza ha deciso di ricominciare a vivere, attraverso un lavoro che gli permette di mantenersi e anche di «aver superato la timidezza grazie a questo lavoro, il quale mi ha tirato fuori la voce».
