Esteri

Vertice Nato, l’alleanza è più forte che mai”, secondo Rutte

Ma Trump: “La Groenlandia è molto importante per gli Stati Uniti, ma non lo è per la Danimarca".

Rimpatriate tutte le delegazioni che hanno partecipato al Summit Nato tenutosi ad Ankara, in Turchia, organizzato dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il quale ha regalato a tutti i leader presenti, secondo il premier britannico Keir Starmer, un revolver e una scatola di munizioni personalizzata. Al vertice hanno partecipato tutti i 32 paesi membri della Nato, ma anche altri partner esterni, come la delegazione dell’ Unione Europea capitanata da Ursula Von Der Leyen, il presidente della Commissione Europea, e il Presidente del Consiglio Europeo, Antònio Costa, da segnalare anche la presenza del nuovo presidente della Siria, Ahmed Al-Sharaa, ma soprattutto l’ormai immancabile presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Presenti anche i partner del Pacifico: Giapponesi, Sudcoreani, Australiani e Neozelandesi e un nutrito gruppo di paesi del Golfo Persico.

 

Al termine del summit, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha dichiarato: “L’alleanza è più forte che mai”. Una forza dove, però, il tema non è “spendere di più, ma mantenere la sicurezza di un miliardo di persone”. In altre parole, “modernizzare la nostra Alleanza significa una Europa più forte in un’alleanza più forte”. Ma concretamente cosa si è deciso? Andiamo a vederlo per punti:

Gli alleati Nato hanno dichiarato che nel 2025 gli alleati europei ed il Canada hanno aumentato le spese per la difesa di un totale complessivo di 139 miliardi, “per contrastare la minaccia a lungo termine che la Russia rappresenta per la sicurezza e la stabilità euro-atlantica”, sono stati poi annunciati nuovi appalti per la difesa per un totale di 50 miliardi di dollari, con l’obiettivo di modernizzare la capacità difensiva Nato, per “un’Europa più forte in una Nato più forte”.

Annunciati anche 70 miliardi in favore dell’Ucraina, per assistenza militare e addestramento, in quanto “l’Ucraina contribuisce alla sicurezza transatlantica e gli Alleati sono uniti nel loro incrollabile sostegno all’Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale”. Infine gli alleati Nato hanno anche ribadito che “l’Iran non deve mai possedere un’arma nucleare e invitano l’Iran a rispettare pienamente la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.”

Resta sul tavolo una questione importante, quella della spese favorevole per gli Usa, Trump ha dichiarato che la totalità dei contratti degli appalti andranno a beneficio dell’industria americana, forse è per questo che dopo ha parlato di un vertice di “grande successo”  aggiungendo che “in quella stanza c’era una unità straordinaria” e “amore”, dove “ognuno dei leader ha parlato molto bene” e si tratta di “persone molto intelligenti, che hanno tanto bene nel cuore, non il male, il bene, e stanno facendo un ottimo lavoro per il loro Paese”, un voltafaccia incredibile se si pensa che fino a pochi giorni prima inveiva contro gli altri leader ha causa del loro scarso supporto nella guerra contro Iran (soprattutto contro Giorgia Meloni), e in generale per la loro presunta debole partecipazione sia economica che militare alla causa Nato, come quando dileggiò i soldati europei morti in Iraq e in Afghanistan, dichiarando che gli alleati europei in quei casi non furono di nessun aiuto. Ma non solo, la mattina stessa prima del vertice Trump ha dichiarato che la Spagna è “un partner terribile” con cui “non vogliamo più fare affari”; “il Regno Unito non ci ha permesso di usare l’isola per due settimane”, “l’Italia è stata pessima per quanto riguarda le sue basi”, insieme ad “alcuni altri” alleati. Accendendo di nuovo il dibattito sulla guerra contro “il principale Stato sponsor del terrorismo”, l’Iran. “Quando abbiamo chiesto di unirsi a noi hanno detto tutti di no“, mentre gli Usa hanno speso “oltre mille miliardi di dollari”. Uno squilibrio della solita viziata Europa, ai suoi occhi: “Proteggiamo loro, ma loro non ci sono per noi”.

Buone notizie per Zelensky e il popolo ucraino, che oltre ai 70 miliardi di aiuti militari, Trump ha concesso (solo verbalmente per adesso) agli Ucraini il diritto di costruire i Patriot, i sistemi di difesa aerea americani oggi fondamentali per abbattere missili balistici e da crociera che ogni giorno vengono lanciati verso le città Ucraine e chi gli Stati Uniti hanno smesso di consegnare direttamente agli Ucraini ma oggi vengono acquistati dagli stati Europei e poi venduti a Kiev.

Trump ha anche riaperto una questione spinosa che sembrava ormai abbandonata, quella sulla contesa della Groenlandia, motivo di spaccatura all’interno della Nato, visto che parliamo di territorio danese. “La Groenlandia è molto importante per gli Stati Uniti, ma non lo è per la Danimarca. Quando la Danimarca fu invasa dai nazisti, in meno di un giorno Hitler li sconfisse e in un giorno prese il controllo. Ci chiesero di occuparci della Groenlandia. In effetti, prendemmo la Groenlandia e poi stupidamente la restituimmo. Non avremmo dovuto restituirla, perché siamo noi ad averne bisogno. Ne abbiamo bisogno per la protezione del mondo, non solo degli Stati Uniti“, ha affermato Trump.

Il presidente Usa ha poi lanciato le solite minacce di “attacchi massicci” verso la leadership iraniana, in quella che sembra una questione che è destinata a non finire mai. Anche se poi ha specificato: “Non credo che si torni in guerra, penso che succederà molto in fretta. Hanno colpito un paio di navi, e noi li abbiamo colpiti molto più duramente. Quando loro colpiscono, noi colpiamo 10 volte più duramente. Parliamo la loro lingua. Penso che qualsiasi cosa accada finirà molto in fretta”.

In questo clima, il segretario Rutte, ha provato a chiarire che Trump “è totalmente impegnato per la Nato“, anche se “c’è una aspettativa” che “gli europei e il Canada eguaglino le loro spese con quelle degli Usa”. E, poi, ha sintetizzato che “si litiga per diventare più forti“.

Per quanto riguarda il nostro paese è intervenuto il PdC Giorgia Meloni in una conferenza stampa a fine summit: “Oggi noi siamo al 2,8 per cento di prodotto interno lordo, il prossimo anno faremo i nostri sforzi per crescere ancora, per migliorare ancora, rispetteremo i nostri impegni. Ma gli impegni che ci siamo impegnati a mantenere mi paiono quelli adeguati in questo tempo, non andrei oltre rispetto a quelli”. In base ai dati della Nato, la spesa dell’Italia è al 2,1 per cento, ma, includendo anche la parte dedicata alla sicurezza interna, la quota sale al 2,8 per cento. La Penisola, ha osservato, “è un alleato credibile” e “lo dimostrano i quasi 3mila militari italiani impegnati nei principali teatri dell’Alleanza: noi siamo la nazione della Nato che offre il maggior numero di uomini e di donne nelle missioni in cui la Nato è impegnata, proprio in assoluto”.

Nonostante i vari personalismi e le dichiarazioni più disparate e dal significato contraddittorio, gli alleati Nato hanno cercato di trasmettere un messaggio di unità e forza, rivolto verso quelle che sono ritenute delle minacce per l’integrità e la sicurezza del blocco euro-atlantico, come la Russia di Putin, che sembra aver l’obiettivo di dimostrare quello che si dice da tempo, cioè che il Patto Atlantico sia una “tigre di carta”, destinata a dissolversi una volta messa in difficoltà: “Noi, Capi di Stato e di Governo dell’Alleanza Nord Atlantica, ci siamo riuniti ad Ankara per riaffermare il nostro incrollabile impegno per la difesa collettiva ai sensi dell’articolo 5 del Trattato di Washington e per il legame transatlantico. Un attacco a uno è un attacco a tutti. La nostra unità, solidarietà e forza collettiva rimangono il fondamento della pace, della sicurezza e della prosperità per il miliardo di cittadini della nostra Alleanza di nazioni libere e democratiche. Rimaniamo fedeli al nostro approccio a 360 gradi in materia di deterrenza e difesa”.

Il messaggio sembra chiaro, la Nato non è una tigre di carta, ma con una personalità come quella di Trump, dotata di grande potere ma molto altalenante, nessuno può essere davvero sicuro fino in fondo sull’unità atlantica, soprattutto quando, come in questo periodo, è messa a dura prova.