Blitz contro i Casalesi a Napoli, 23 arresti: tra questi anche i fratelli del boss Michele Zagaria
Èdi ventitré persone arrestate – 19 in carcere e 4 ai domiciliari – il bilancio dell’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Caserta contro il clan dei Casalesi, in particolare contro la fazione guidata dal capoclan Michele Zagaria, detenuto da 15 anni. In carcere sono finiti i fratelli del boss, Carmine e Antonio, il nipote Filippo Capaldo, figlio della sorella Beatrice, catturato in Spagna, dove si era trasferito dopo essere stato scarcerato nel 2019.
Anche Carmine e Antonio erano stati in carcere e poi rimessi in libertà già qualche anno fa: da allora avevano continuato a gestire la cosca fondata dal fratello Michele secondo classiche dinamiche, ovvero facendo estorsioni a commercianti e imprenditori, controllando alcuni settori economici come quello della compravendita delle proprietà terriere. Il clan, grazie a rapporti con l’ndrangheta, si occupava anche del traffico di droga.
Gratteri: “fazione Zagaria aveva controllo assoluto del territorio”. La fazione Zagaria del clan dei Casalesi “è una delle famiglie storiche della camorra che nel corso dei decenni ha infettato e infestato tutta Italia arrivando anche all’estero, partendo come epicentro dalla provincia di Caserta. È un’indagine molto importante che parte da lontano, è un’indagine di serie A”. Così il procuratore di Napoli Nicola Gratteri, illustrando i particolari dell’operazione che questa mattina ha portato all’arresto di 23 affiliati alla fazione Zagaria.
“I capi d’imputazione, nei quali troviamo i reati tipici classici dell’organizzazione mafiosa, confermano che parliamo di una famiglia storica della camorra. Il controllo del territorio era assoluto, addirittura bisognava pagare la mazzetta anche per un passaggio di proprietà, per l’acquisto di un terreno o di un’attività commerciale. Il clan si è poi allargato al traffico di droga andando a imbattersi e a fare affari con delle famiglie più importanti della ‘ndrangheta, soprattutto la famiglia Bellocco, e con proiezioni di riciclaggio all’estero, ad esempio a Dubai”, ha aggiunto Gratteri.
Sono duecento gli uomini impiegati stanotte per l’operazione della Direzione investigativa antimafia di Napoli che ha consentito di sgominare una organizzazione criminale riconducibile alla fazione Russo-Schiavone del clan dei Casalesi. Obiettivo del blitz è stata l’attività di riciclaggio e autoriciclaggio dei soldi delle attività illecite attraverso almeno 14 aziende finite sotto sequestro. Il valore dei beni a cui sono stati apposti i sigilli si aggira sui due milioni di euro. “E’ stata documentata tutta la gamma dei tipici reati delle organizzazioni criminali – ha spiegato il procuratore di Napoli Nicola Gratteri durante la conferenza stampa – e riteniamo che il livello probatorio raccolto sia altissimo”.
La mafia casalese, è emerso dall’inchiesta, indirizzava il flusso del denaro “sporco” nel settore del turismo, ricreativo e ristorazione, nella provincia di Caserta, tra Aversa, Castel Volturno e Casal di Principe, e anche, in un caso, nel Napoletano. Individuati due livelli di crimine: quello tradizionale, con le estorsioni che si avvalevano anche di squadre di pestaggio, e quello economico, “da sempre, per il clan dei casalesi, un settore privilegiato”, ha chiarito il procuratore aggiunto Michele Del Prete. “Quella di Castel Volturno – ha aggiunto – è un’area molto calda, che presenta una varietà di soggetti che cercano di accappararsi il territorio, anche da Napoli”.
Tra i beni sequestrati anche gelaterie, bar in cui si potevano fare anche le scommesse, stabilimenti balneari tra Castel Volturno e Pineta Grande, orologi e anche, in un caso, 100mila euro in contanti. “Sono stati raggiunti tutti gli obiettivi dell’ordinanza e i sequestri operati stanotte sono stati importanti”, ha sottolineato il capo centro della Dia Antonio Galano.
(Fonte Rai News)
