Cronaca

Duplice omicidio a Camaiore, celebrati i funerali di Mirko Moriconi e Kety Andreoni

Nella Chiesa di Pieve di Camaiore, gremita di gente, si sono celebrati ieri pomeriggio 29 giugno alle 17 i funerali di Kety Andreoni, di 52 anni, e del figlio Mirko, di 24, uccisi il 24 giugno da Piero Moriconi. L’uomo, marito e padre delle vittime, è accusato di duplice omicidio volontario e resta detenuto nel penitenziario di Lucca dopo che, i giorni scorsi, il gip ha convalidato il suo fermo. “Questa è una ferita che colpisce l’intera società perché la famiglia è la prima cellula della convivenza umana e della comunità cristiana. Preghiamo anche per chi ha commesso un gesto così terribile. Che la giustizia faccia il suo corso e che la Misericordia di Dio raggiunga i cuori più oscuri”, ha detto il priore don Silvio Righi nell’omelia funebre. “In ogni casa possono esserci crisi, incomprensioni fatiche, delusioni, momenti di esasperazione. E quando il dialogo si spegne e si smette di ascoltare, ci si chiude nella solitudine, nel rancore, nella disperazione, il cuore rischia di diventare terreno fertile per il male”, ha proseguito il parroco. Quindi un appello per la comunità: “Non dobbiamo esitare a chiedere aiuto, non è segno di debolezza ma di responsabilità. Non possiamo entrare nell’intimità delle case ma possiamo costruire una comunità dove nessuno si senta abbandonato. Il male cerca sempre di isolare, di dividere. Cristo fa il contrario, ci raduna”.

Mercoledì scorso, Piero Moriconi, 63 anni, ha ucciso a fucilate la moglie Kety e il figlio Mirko. Prima dell’arrivo dei Carabinieri sulla scena, l’uomo avrebbe detto a parenti e vicini: “Mi sono liberato di loro”. Successivamente, avrebbe poi descritto il figlio come “violento” e parlato di continue richieste di denaro: “Chiedeva sempre soldi, lo ha fatto anche oggi, abbiamo litigato per questo e ho sparato a lui e a mia moglie”. Moriconi avrebbe inoltre riferito: “Mirko aveva problemi di tossicodipendenza ed alcolismo. Era ingestibile”. L’uomo avrebbe anche commentato l’omosessualità del figlio, dicendo di esserne “preoccupato”. I parenti, alcuni dei quali hanno dato l’allarme dopo aver sentito gli spari, hanno raccontato di dissidi e continue liti in famiglia. L’accusa, per Moriconi, ora è di duplice omicidio premeditato. L’uomo avrebbe pronunciato, poche ore dopo la tragedia, anche questa frase: “Ho pensato una ventina di giorni fa di uccidere entrambi”. Ed è su questa ammissione, raccolta dalla pubblico ministero Elena Leone, nell’immediatezza del fermo, che la Procura di Lucca fonda la contestazione della premeditazione nei confronti del 63enne. Il 26 giugno è stato convalidato il fermo.

(Fonte Sky tg 24)