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Lucca, effetto Vannacci: “Azione” divorzia con la maggioranza di destra e scarica il campo largo

Da sinistra a destra, Elvio Cecchini, il sindaco di Lucca Mario Pardini e Fabio Barsanti.

Dopo quasi quattro anni trascorsi sui banchi della maggioranza lucchese, “Azione”, il partito centrista guidato da Carlo Calenda, rompe con l’amministrazione di centrodestra del sindaco di Lucca Mario Pardini. La decisione è arrivata dopo la conferma di Annamaria Frigo nel consiglio di amministrazione delle Farmacie Comunali, già consigliera comunale della “Lega” a Bagni di Lucca, imprenditrice, e recentemente nominata dirigente nazionale di “Futuro Nazionale”, il movimento politico fondato dal generale Roberto Vannacci. Una scelta, quella di confermare la Frigo alle Farmacie Comunali da parte di Pardini e soci, che secondo “Azione”, rappresentato a Lucca da Elvio Cecchini, ha rappresentato il punto di non ritorno. Una motivazione che però sta facendo discutere, considerando che il partito di Calenda ha condiviso per quasi quattro anni la stessa maggioranza con forze politiche collocate alla destra più radicale dello schieramento, festeggiando insieme la vittoria elettorale che nel 2022 portò Pardini alla guida della città.

Una decisione che il consigliere comunale Elvio Cecchini ha giudicato incompatibile con il percorso politico di “Azione”, annunciando l’uscita dalla maggioranza e rimettendo il ruolo di presidente della commissione bilancio. Fin qui i fatti. Poi è iniziata la battaglia politica. A intervenire per primo è stato il consigliere di opposizione Daniele Bianucci, che ha accolto positivamente la scelta di Azione di prendere le distanze dalla maggioranza, ma ha anche chiesto chiarezza su un aspetto che, a suo giudizio, rischia di lasciare aperti più interrogativi che certezze.

Secondo Bianucci, infatti, Cecchini avrebbe sì lasciato la maggioranza, ma non avrebbe rimesso nelle mani del sindaco l’incarico fiduciario ricevuto nel novembre 2024 per seguire il percorso di attuazione del progetto della Manifattura Sud. «Si è dimesso da tutto… tranne che dal suo incarico più importante e di natura più strettamente fiduciaria nei confronti di Pardini», attacca Bianucci.

L’esponente dell’opposizione va oltre e invita “Azione” ad abbandonare ogni ambiguità per costruire una reale alternativa all’attuale amministrazione. Ma nella sua nota evidenzia anche quello che considera un evidente paradosso politico. La rottura arriva oggi sul caso Frigo-Vannacci, dopo che Azione ha condiviso per quasi quattro anni il percorso amministrativo di una maggioranza nella quale non sono certo mancate presenze politiche collocate all’estrema destra dello schieramento. Un particolare che, inevitabilmente, alimenta il dibattito sulle reali ragioni e soprattutto sulle tempistiche di questo divorzio politico.

Insomma, per l’opposizione il problema sarebbe emerso soltanto adesso. Una lettura che sta già facendo discutere dentro e fuori Palazzo Orsetti. Ma la replica di Cecchini è arrivata rapidamente e senza particolari aperture. «Mi dispiace, ma questa domanda è il segno di una sostanziale incomunicabilità. Viaggiamo su treni diversi». Poche parole, sufficienti però a chiudere almeno per il momento qualsiasi ipotesi di dialogo politico con il centrosinistra. Se Bianucci aveva lasciato intravedere la possibilità di costruire un percorso comune contro l’attuale amministrazione, la risposta del leader lucchese di Azione sembra riportare immediatamente il confronto ai binari della distanza politica.

Resta però una domanda che inevitabilmente accompagnerà il dibattito delle prossime settimane: Azione ha davvero chiuso ogni rapporto con la maggioranza di Pardini oppure sta cercando una nuova collocazione mantenendo però alcuni dei ruoli conquistati durante l’esperienza di governo?

La politica lucchese, improvvisamente, è diventata molto meno prevedibile, sopratutto in quello che va ad essere il clima pre-elettorale. E quello che fino a pochi giorni fa sembrava un equilibrio granitico oggi appare attraversato da crepe che potrebbero allargarsi ben oltre il caso Frigo. Ma non solo a destra. E la sinistra lo insegna.