Cronaca

Morta di crepacuore Marjane Satrapi, la voce libera di Persepolis aveva 56 anni

La morte di Marjane Satrapi, avvenuta oggi a Parigi all’età di 56 anni, lascia un vuoto profondo nella cultura contemporanea. La famiglia ha annunciato che se n’è andata di tristezza, poco più di un anno dopo la scomparsa del marito Mattias Ripa. Una fine che sembra quasi poetica nella sua malinconia, per una donna che ha trasformato la propria vita segnata da esilio, rivoluzione e perdita in un’opera d’arte capace di toccare milioni di persone in tutto il mondo. Nata il 22 novembre 1969 a Rasht, in Iran, Marjane crebbe a Teheran in una famiglia progressista e colta. La sua infanzia fu travolta dalla Rivoluzione Islamica del 1979 e dalla terribile guerra tra Iran e Iraq. I genitori, preoccupati per la sua sicurezza e per il clima repressivo del nuovo regime, la inviarono a quattordici anni a Vienna. L’esperienza europea fu dura: solitudine, difficoltà di adattamento, una breve caduta nelle dipendenze e il senso di estraneità che accompagna chi vive tra due mondi. Tornò in Iran, studiò arte, si sposò e divorziò, per poi trasferirsi definitivamente in Francia nel 1994. A Parigi trovò la sua voce artistica, frequentando l’ambiente del fumetto e delle arti decorative. Fu proprio in Francia che diede vita al suo capolavoro, Persepolis, pubblicato tra il 2000 e il 2003.

Questo graphic novel autobiografico in bianco e nero racconta l’infanzia e l’adolescenza di Marji, alter ego dell’autrice, attraverso gli occhi di una bambina curiosa e ribelle. Il libro alterna momenti di grande Storia – le manifestazioni contro lo Scià, l’arrivo degli ayatollah, le esecuzioni sommarie, i bombardamenti – con la vita quotidiana di una famiglia che cerca di mantenere la propria dignità in mezzo alla repressione. Satrapi non si limita a denunciare: usa l’ironia, l’umorismo e una tenerezza disarmante per mostrare come l’oppressione politica entri nelle case, nei corpi delle donne obbligate al velo, nelle amicizie spezzate e nei sogni di libertà. Dal punto di vista stilistico, Persepolis colpisce per la sua essenzialità. Il tratto semplice, quasi infantile, crea un potente effetto di distacco. Le immagini essenziali rendono ancora più crudi gli orrori della guerra e della dittatura, mentre il contrasto tra il disegno naïf e i contenuti drammatici amplifica l’emozione. È un’opera di formazione che parla di identità divisa, di conflitto culturale e di resilienza. In Europa Marji scopre il razzismo e la nostalgia, ma anche la possibilità di scegliere chi essere. Satrapi riesce a umanizzare l’Iran, mostrando un popolo complesso, colto e variegato, lontano dagli stereotipi che spesso dominano i media occidentali. Persepolis non è solo un memoir personale: è diventato uno strumento politico e culturale di straordinaria potenza. Ha venduto milioni di copie, è stato tradotto in decine di lingue e ha ispirato un film d’animazione del 2007, candidato all’Oscar, che lei stessa ha co-diretto. Attraverso questo lavoro, Satrapi ha dato voce a generazioni di iraniani esiliati e ha permesso a tanti lettori occidentali di comprendere meglio le radici del fondamentalismo e il prezzo della libertà.

Negli anni successivi ha continuato a raccontare storie iraniane con Embroideries e Chicken with Plums, e si è dedicata al cinema dirigendo film come Radioactive su Marie Curie. Ma non ha mai abbandonato l’impegno civile. È stata una sostenitrice instancabile delle donne iraniane, soprattutto dopo le proteste del movimento Woman, Life, Freedom scoppiato nel 2022. Nel 2024 ha curato un libro collettivo sull’argomento, e nel 2025 ha rifiutato la Legion d’Onore francese per denunciare l’ipocrisia delle politiche occidentali verso l’Iran. Con la sua scomparsa, il mondo perde non solo una grande artista, ma una testimone lucida e coraggiosa. Marjane Satrapi ha usato il fumetto, il cinema e la parola per costruire ponti tra culture diverse, ricordandoci che la vera rivoluzione spesso passa attraverso la memoria, il racconto e la capacità di guardarsi dentro senza paura. La sua eredità, racchiusa nelle pagine di Persepolis e nelle immagini che ha lasciato, continuerà a parlare per lei, molto oltre il dolore di questa giornata.