Cronaca

Cresce il consumo di alcol in Italia, boom di binge drinker tra le donne: i dati dell’Iss

I dati emersi dall’ultimo rapporto dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di sanità delineano un quadro allarmante per la salute pubblica in Italia. Il fenomeno del consumo eccessivo di bevande alcoliche, finalizzato al raggiungimento dello stato di ebbrezza, sta assumendo dimensioni critiche, coinvolgendo fasce di popolazione sempre più ampie e vulnerabili. Dai dati che fanno riferimento al 2024 emerge che sono oltre 4,4 milioni le persone che hanno praticato il cosiddetto binge drinking, un numero in costante crescita rispetto agli anni precedenti, con una concentrazione particolarmente elevata nella fascia d’età compresa tra i 18 e i 44 anni.

 

 

 

Una tendenza negativa è rappresentata dal bere “fuori pasto”, abitudine che riguarda quasi 18 milioni di italiani. Consumare alcolici a stomaco vuoto aggrava notevolmente l’impatto della sostanza sull’organismo, aumentando il rischio di sviluppare patologie gravi, tra cui diverse tipologie di cancro, malattie cardiovascolari e cirrosi epatica. Anche in questo ambito tra i soggetti più esposti figurano gli over 65, spesso inconsapevoli di come l’alcol possa interferire negativamente con l’assunzione di farmaci o compromettere l’equilibrio, aumentando il pericolo di cadute e incidenti stradali.

 

 

 

Di fronte a questi numeri, che vedono complessivamente 8,2 milioni di “bevitori eccessivi” nel Paese, le autorità sanitarie, spesso affiancate da enti di volontariato, stanno potenziando le strategie di intervento e di prevenzione. L’Istituto superiore di sanità è impegnato in campagne informative mirate, forti del successo ottenuto in passato con i programmi di sensibilizzazione sull’alcol in gravidanza, che hanno drasticamente ridotto l’esposizione dei neonati.

 

Un ruolo centrale è svolto dalle realtà del terzo settore, come il Centro italiano di solidarietà don Mario Picchi a Roma e l’Associazione Aliseo a Torino, che puntano sulla “peer education”. Questa metodologia prevede la formazione di gruppi di studenti che, a loro volta, istruiscono i propri coetanei. Il fine è superare la rigidità delle lezioni frontali, ormai sempre più inefficaci,  per attivare un dialogo orizzontale, capace di scardinare i falsi miti sul consumo di alcol e di responsabilizzare i giovani. Inoltre sono propri gli esperti sottolineano l’urgenza di tali interventi, considerando che quasi la metà degli adolescenti dichiara di aver avuto il primo contatto con l’alcol prima dei 13 anni, un segnale chiaro, che evidenzia ancora una volta, di come l’età del rischio si stia abbassando drasticamente.