Condannata per adulterio in Egitto: l’italiana Nessy Guerra rischia il carcere e di perdere sua figlia
Una donna di 26 anni originaria di Sanremo è stata condannata in appello da un tribunale egiziano a sei mesi di reclusione per adulterio, un reato abolito in Italia da quasi sessant’anni. Con lei, a rischiare è anche la sua bambina di tre anni, che potrebbe essere affidata all’ex marito. È la storia di Nessy Guerra, bloccata in Egitto da tre anni in una situazione sempre più drammatica, al centro di una disputa legale e umana che ha raggiunto i vertici della diplomazia italiana. Nessy Guerra, giovane madre italiana residente in una località segreta in Egitto per ragioni di sicurezza, è stata condannata in appello il 28 aprile 2026 per adulterio, dopo una prima sentenza pronunciata il 19 febbraio scorso. La denuncia è stata presentata dall’ex marito, Tamer Hamouda, cittadino italo-egiziano già condannato in Italia per violenza e stalking, che ha chiesto anche l’affidamento esclusivo della figlia. Le autorità egiziane hanno imposto un divieto di espatrio sulla bambina, impedendo alla madre di tornare in Italia.
La vicenda ha origine almeno tre anni fa, quando Nessy Guerra ha cercato di lasciare l’Egitto con la figlia dopo la separazione dal marito. Da allora è intrappolata in un sistema giudiziario straniero che la perseguita con accuse impensabili nel contesto europeo. L’ex marito avrebbe depositato video intimi della donna alle autorità egiziane per sostenere le accuse di adulterio, un gesto che in Italia configurerebbe il reato di revenge porn, per il quale a Genova sono aperti più procedimenti a suo carico.
In un video pubblicato su Instagram, Nessy Guerra ha lanciato un appello disperato. «Non me l’aspettavo, sono sconvolta. Ho paura di perdere la mia bambina. Ho paura di finire in prigione in Egitto. Non so più come fare a chiedere aiuto», ha detto tra le lacrime. Ha poi aggiunto: «L’unica cosa che ho cercato di fare è scappare da quell’uomo con la mia bambina e proteggerla. Spero davvero che chi di competenza, il governo italiano, le istituzioni si mettano una mano sulla coscienza e ci aiutino».
L’avvocata Agata Armanetti, che assiste la donna, non ha usato mezzi termini alla notizia della conferma della condanna. «È un atto di totale disumanità, contro i diritti umani. È una cosa disgustosa», ha dichiarato. La legale ha poi allargato la prospettiva sulla sorte della bambina: «Il problema non è solo che una donna finirà in carcere, il problema è che una bambina di tre anni rischia di andare nelle mani di un uomo che in aula ha dichiarato di essere Gesù Cristo e di essere sulla Terra per punirci. In più, non si è protetta una donna che è vittima di violenza. Questa è la giustizia egiziana».
Armanetti ha anche ricordato il principio giuridico fondamentale che rende la condanna aberrante agli occhi italiani. «Nel nostro Paese questo reato non esiste. Umanamente parlando, nessuno dovrebbe andare in carcere per adulterio», ha sottolineato. E ha lanciato un appello diretto al governo: «Non si può permettere che una mamma con una bambina piccola, segregate in un Paese straniero perché hanno paura di un uomo, vengano trattate in questo modo». Il paragone con altri casi è esplicito, l’Italia si è mobilitata per Cecilia Sala e per Chico Forti, e ora deve farlo anche per Nessy e sua figlia.
La Farnesina ha fatto sapere di seguire «con la massima attenzione» la vicenda, attraverso l’Ambasciata italiana al Cairo e i consolati nella capitale e a Hurghada, città in cui la coppia aveva vissuto prima della separazione. La rete diplomatica assicura assistenza legale e protezione alla connazionale e alla figlia, oltre a varie forme di sostegno economico, amministrativo e personale, anche alla luce delle minacce denunciate dalla donna come provenienti dall’ex coniuge. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha affrontato direttamente la questione con il suo omologo egiziano Badr Abdelatty, ribadendo la necessità di garantire il pieno rispetto dei diritti della cittadina italiana e della minore.
Tuttavia, come sottolinea l’avvocata Armanetti, i funzionari diplomatici sono legati a regole amministrative e non possono mettere la signora e la figlia su un volo di Stato. Quella decisione spetta solo a un ministro o al presidente del Consiglio. Intanto, a Genova, la procura generale ha chiesto l’estradizione di Hamouda per la condanna definitiva per violenza e stalking, una richiesta finora rimasta senza risposta dall’Egitto.
Nessy Guerra vive nascosta, senza poter tornare a casa, con una figlia contesa e una condanna penale che pesa come una sentenza sul suo futuro. Il caso mette a nudo il conflitto tra sistemi giuridici profondamente diversi e la fragilità della tutela consolare quando le leggi del Paese ospitante collidono con i diritti fondamentali riconosciuti in Europa. La domanda che rimane sospesa è quanto a lungo l’Italia possa limitarsi a seguire con attenzione prima di agire
