Il sistema calcistico italiano si trova nuovamente ad affrontare un nuova tempesta giudiziaria che scuote le fondamenta della classe arbitrale. Gianluca Rocchi, designatore degli arbitri di Serie A e B, ha deciso di autosospendersi dal suo incarico. La scelta, arrivata in seguito alla notizia del suo coinvolgimento in un’indagine per concorso in frode sportiva, è stata concordata con l’Associazione Italiana Arbitri (AIA). L’obiettivo dichiarato è quello di preservare la serenità della classe arbitrale in un momento estremamente delicato, permettendo al contempo alla giustizia di fare il suo corso. Insieme a lui, anche il supervisore VAR Andrea Gervasoni ha deciso di intraprendere la medesima strada, lasciando così vacanti ruoli chiave nel coordinamento delle direzioni di gara.
L’inchiesta, condotta dal pubblico ministero milanese Maurizio Ascione, non si presenta tuttavia come un fulmine a ciel sereno. Sono cinque, al momento, gli indagati noti, ossia quelli di cui si conoscono i nomi: si tratta di Rocchi, Gervasoni, Nasca, Di Vuolo e Paterna. Ma da quanto ha appreso l’Ansa, le persone iscritte sarebbero di più, anche perché alcune ipotesi di frode sportiva sono contestate in concorso con «più persone». Le indagini sono nate nell’estate del 2025, scavando tra le numerose criticità di un sistema calcio già in crisi e analizzando i rapporti tra arbitri, federazione, club e giustizia sportiva. L’ipotesi di reato, la frode sportiva, evoca scenari che il calcio italiano ha già conosciuto venti anni fa, durante l’epoca di Calciopoli. Al centro dell’attenzione degli inquirenti vi sono comportamenti che potrebbero indicare una continuità nelle dinamiche di potere e di influenza sulle designazioni arbitrali, un sospetto che, ovviamente, solo le sentenze definitive potranno confermare o smentire. Il calendario giudiziario prevede già un passaggio cruciale per il 30 aprile, quando Rocchi verrà ascoltato in Procura.
L’avviso di garanzia delinea tre scenari principali che pesano sulla posizione degli indagati. Il primo riguarda la gestione delle designazioni per le partite decisive della stagione 2024-2025. Secondo l’accusa, la scelta del direttore di gara per l’incontro Bologna-Inter sarebbe stata concordata per favorire una figura gradita al club milanese, allora in piena corsa per lo scudetto. Il secondo capo d’imputazione amplia il raggio d’azione, ipotizzando una strategia di “schermatura” dei direttori di gara: l’assegnazione di certi arbitri nelle semifinali di Coppa Italia sarebbe servita a garantire che per la finale, o per i match chiave di campionato, non venissero designati fischietti sgraditi ai vertici nerazzurri.
Un terzo filone di indagine si concentra invece sulla gestione del VAR durante la partita Udinese-Parma del marzo 2025. In questo caso, l’ipotesi è che vi sia stata una pressione indebita sull’addetto al monitor per indurre l’arbitro di campo a concedere un calcio di rigore a favore della squadra friulana, nonostante le iniziali diverse valutazioni tecniche. Mentre la FIFA osserva in religioso silenzio, l’AIA è stata costretta a convocare d’urgenza il Comitato nazionale per individuare una nuova guida tecnica che possa traghettare la classe arbitrale italiana fuori da questo nuovo scandalo sorto al suo interno.
E. M.
