La proposta di Zampolli: “Italia ai Mondiali al posto dell’Iran”, reazioni di stupore… e altro
Mentre la sconfitta sul campo contro la Bosnia ai playoff di marzo è ancora tutta da digerire, il destino della Nazionale italiana di calcio torna prepotentemente al centro del dibattito internazionale. Questa volta, però, il terreno di gioco non è l’erba degli stadi, ma le scrivanie diplomatiche tra Washington e Zurigo. Paolo Zampolli, inviato speciale per le Partnership Globali del Presidente Donald Trump, ha lanciato una proposta che sa di clamoroso: ripescare l’Italia per i prossimi Mondiali in Nord America, sostituendo d’ufficio la nazionale dell’Iran.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, l’iniziativa di Zampolli mira a convincere il presidente della FIFA, Gianni Infantino, facendo leva principalmente sul prestigio storico degli Azzurri. “Sono nato in Italia e sarebbe un sogno vedere gli Azzurri al torneo americano”, ha dichiarato Zampolli, sottolineando come i quattro titoli mondiali vinti dall’Italia rappresentino una motivazione apparentemente sufficiente a giustificarne l’inclusione. L’operazione, tuttavia, nasconde risvolti geopolitici profondi: sarebbe una mossa di Donald Trump per ricucire i rapporti con Giorgia Meloni, logorati recentemente dalle tensioni riguardanti le posizioni sul Papa e il conflitto in Iran.
Se i tifosi potrebbero essere tentati dal sogno del ripescaggio, i vertici dello sport e del governo italiano hanno reagito con estrema freddezza alla notizia. Il Ministro dello Sport, Andrea Abodi ha infatti ribadito: “Primo non è possibile, secondo non è opportuno. Ci si qualifica sul campo”. Sulla stessa linea sono le dichiarazioni del Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, che ha definito l’ipotesi “vergognosa”, mentre il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, si è detto offeso dall’idea: “Andare ai Mondiali bisogna meritarselo”. Il messaggio che arriva da Roma è quindi univoco: l’onore sportivo non è da considerarsi merce di scambio diplomatica.
L’Iran, dal canto suo, non ha alcuna intenzione di farsi da parte. Nonostante le iniziali preoccupazioni per la sicurezza dei propri atleti negli Stati Uniti, espresse a marzo dopo i raid di Israele e USA, il governo di Teheran ha confermato ufficialmente che la nazionale maschile si sta preparando per una partecipazione “orgogliosa e di successo”. L’ambasciata iraniana in Italia è stata ancora più dura, accusando gli Stati Uniti di “bancarotta morale” per il tentativo di escludere undici giovani calciatori dal torneo per ragioni politiche: “Il calcio appartiene ai popoli, non ai politici”.
Mentre la FIFA resta in silenzio, l’operazione di Zampolli appare sempre più simile a un vicolo cieco. Il tentativo di trasformare un fallimento sportivo in un successo diplomatico si scontra con la realtà dei regolamenti internazionali e con il senso etico delle istituzioni italiane, decise a non accettare scorciatoie politiche per entrare nel torneo più importante del mondo.
