Duomo di Massa gremito, piazza completamente piena e una partecipazione che fin dalle prime ore del pomeriggio ha dato la misura di quanto questa vicenda abbia segnato la città. Si sono svolti così, tra silenzio e presenza, i funerali di Giacomo Bongiorni, il 47enne morto dopo l’aggressione in piazza Felice Palma. Alla cerimonia, officiata dal vescovo di Massa Carrara-Pontremoli monsignor Mario Vaccari, hanno preso parte anche il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, rappresentanti istituzionali e numerosi sindaci del territorio, insieme a migliaia di cittadini.
L’accesso al Duomo è stato continuo, con persone rimaste anche all’esterno per seguire la funzione. All’ingresso della cattedrale, la sciarpa della Fiorentina, fiori, candele e biglietti lasciati da amici, conoscenti e cittadini, tra cui anche disegni di bambini. Il feretro è stato accompagnato dagli amici più stretti, tutti con indosso una maglietta bianca con scritto “Vola alto fratello Mortegian”, un dettaglio che ha segnato visivamente tutta la cerimonia.
Durante la funzione è stata letta una lettera della zia di Giacomo, che ha ricordato momenti semplici, quotidiani, messaggi recenti fatti di poche parole – “ti voglio bene”, “come stai” – sottolineando come chi lo conosceva davvero non abbia bisogno di spiegazioni per sapere chi fosse. Le parole si sono intrecciate con la musica, con “Sempre per sempre” di Francesco De Gregori e “Stupendo” di Vasco Rossi, che hanno accompagnato alcuni dei momenti più intensi della celebrazione.
Nel corso dell’omelia, il vescovo Vaccari ha scelto di partire da un punto preciso, il gesto compiuto da Bongiorni poco prima della tragedia: «Giacomo ha fatto una cosa giusta. Semplice e giusta», ha detto, richiamando poi la famiglia e la comunità a una riflessione più ampia. «Siete stati raggiunti da qualcosa di ingiusto e brutale. Non c’è gesto che possa ridarvi quello che vi è stato tolto. L’intera comunità non vi lascerà soli», ha aggiunto, sottolineando come il dolore non possa essere colmato ma condiviso.
Un passaggio è stato dedicato anche al figlio, presente alla cerimonia: «Tuo padre era un uomo buono, un uomo giusto. Portalo sempre con te», parole pronunciate senza enfasi, ma che hanno attraversato la chiesa con un peso evidente.
Il vescovo ha poi affrontato il clima di questi giorni, segnati da tensione e rabbia, mettendo in guardia da derive pericolose: «Non voglio essere frainteso. Non sto dicendo alla famiglia di perdonare i ragazzi», ha precisato, parlando però della necessità di non cedere alla logica dello scontro e di evitare che la città si divida. «Ho visto la rabbia, ed è comprensibile, ma rischia di degenerare. Ho visto persone usare la morte di Giacomo per dire cose che Giacomo non avrebbe mai detto», ha aggiunto, lanciando poi un appello concreto a istituzioni, scuole e servizi sociali per costruire un “patto educativo” capace di intervenire sulle cause profonde del disagio giovanile.
All’esterno, tra la folla, erano presenti anche diversi messaggi e cartelli. Tra questi quello della comunità rumena di Massa, Camaiore e Viareggio: «Il gesto di pochi non rappresenta i valori di un intero popolo», mentre su una colonna qualcuno ha lasciato un nastro rosso con la scritta “non ci sarà pace senza giustizia”. Segni diversi, ma che raccontano un tentativo collettivo di prendere posizione senza alimentare ulteriori fratture.
La cerimonia si è conclusa all’interno del Duomo, ma è fuori che si è concentrato il momento più forte. Il feretro, uscito tra due ali di folla, è stato sollevato in alto dagli amici, mentre la piazza ha iniziato ad applaudire. Un applauso lungo, continuo, che non si interrompeva, quasi a voler trattenere qualcosa che stava andando via. In mezzo a quel suono qualcuno ha urlato “grande Giacomo”, e per un attimo non c’è stato altro, solo quella voce e quel gesto condiviso.
E in quel momento, senza più microfoni, senza più omelie, senza più parole da interpretare, resta quello che questa storia ha lasciato davvero, perché una città può riempire una piazza, può stringersi, può promettere di non dimenticare, ma poi arriva sempre il punto in cui ognuno torna a casa, e lì resta una domanda più grande di tutto il resto: cosa succede adesso.
Perché Giacomo non torna, e questo è il dato che nessuna celebrazione può cambiare. Ma quello che Massa farà da domani, il modo in cui terrà insieme giustizia, memoria e responsabilità, è l’unica cosa che può evitare che tutto questo resti solo un dolore enorme senza conseguenze, sospeso nel tempo come un applauso che, prima o poi, è destinato a finire.
