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“The droid house”, quando la casa diventa la trappola, e il mostro siede già a tavola con te

Il film di fantascienza fanta-horror “Droid House”, diretto da Leonardo Barone, sarà presentato in anteprima sabato 18 aprile 2026 alle ore 21 presso il Villaggio Orizzonte (Piombino). Il film mescola lo stile anni ’80 con thriller italiani, affrontando temi legati all’intelligenza artificiale e alla tecnologia. C’è una villa. C’è una notte. E c’è qualcuno — o qualcosa — ad aspettare dentro. Inizia così Droid House, il nuovo lungometraggio horror-fantascienza di Leonardo Barone, che sceglie la struttura apparentemente rassicurante del film di intrusione domestica per sovvertirla dall’interno con precisione chirurgica e inquietudine crescente. Due ladri entrano in una villa di lusso convinti di trovare la casa vuota. Non è così. Li attende una presenza che non rientra in nessuna categoria morale conosciuta: non è vittima, non è carnefice, non è umana nel senso in cui siamo abituati a intenderlo. È qualcosa di altro. Qualcosa che osserva, calcola, manipola — con una lucidità che fa più paura di qualsiasi violenza esplicita. Droid House gioca con la dissoluzione dei confini: tra naturale e artificiale, tra reale e simulato, tra predatore e preda. La sua morale, se esiste, è perversa nel senso più preciso del termine: ribalta le aspettative, nega le certezze, lascia lo spettatore a chiedersi, nei minuti finali, da che parte stesse davvero il film — e da che parte stesse lui.
«Niente è come sembra. E forse non lo è mai stato.»

Produzione indipendente non è una categoria residuale. È una dichiarazione di metodo. Nell’ecosistema cinematografico contemporaneo, sempre più dominato da franchise, sequel e logiche di mercato globale, il cinema indie rappresenta l’unico spazio in cui il rischio — narrativo, visivo, morale — è ancora possibile e anzi necessario. La tradizione del horror indipendente è lunga e gloriosa: da Night of the Living Dead di Romero, girato nel 1968 con meno di 104.000 dollari, ai capolavori silenziosi di James Wan, fino alla nuova ondata di autori come Ari Aster e Robert Eggers, il genere ha trovato nella libertà produttiva il suo habitat naturale. Senza interferenze di studio, senza test di mercato, senza compromessi di tono: solo una visione e la determinazione di realizzarla. Droid House si inserisce in questa tradizione con consapevolezza. Il set piccolo diventa intimità. L’intimità diventa fiducia. La fiducia diventa performance. Ogni membro della troupe è stato scelto, non assegnato — e si sente.

Leonardo Barone è un cineasta italiano che ha costruito il suo percorso nel solco del cinema di genere autoriale, con una particolare predilezione per i territori ibridi tra horror, fantascienza e thriller psicologico. La sua regia privilegia l’atmosfera alla spettacolarità, la tensione interiore all’effetto esteriore. Con Droid House compie un salto qualitativo deciso, abbracciando tematiche filosoficamente dense — il confine tra umano e artificiale, l’ossessione del controllo, la permeabilità dell’identità — senza mai perdere il rigore narrativo e la coerenza di tono che caratterizzano il suo cinema. Sul set ha saputo creare un ambiente di lavoro in cui ogni interprete ha potuto portare la propria verità, costruendo con il cast un’intesa rara per una produzione indipendente.

Caterina Cioli Puviani, la babysitter, presenza enigmatica, perturbante, definitiva. Nata nel 1996 a Mirandola, laureata in Scienze della Formazione Primaria prima di seguire la sua vocazione più profonda, Caterina Cioli Puviani ha costruito la sua formazione attoriale con determinazione e coerenza rare. Roma, New York, l’Accademia Golden Actors, masterclass con Javier Galito Cava sulla tecnica Meisner, poi The Acting Studio di James Price a Manhattan: un percorso che unisce rigore tecnico e apertura emotiva. In Droid House interpreta un personaggio che non si lascia facilmente descrivere — e non è un caso. La sua babysitter è calma, sicura di sé, dotata di caratteristiche che pongono domande scomode su dove si stia dirigendo l’umanità. Caterina porta a questo ruolo la precisione della tecnica Meisner — presenza assoluta, reazione autentica, nessun gesto che non sia necessario — e una qualità magnetica che trattiene l’attenzione dello spettatore anche quando tace. Nomination come Migliore Attrice Non Protagonista al White Vulture Film Festival negli Stati Uniti per Clara – The Movie. Una carriera in ascesa, una voce già riconoscibile. «Con Eleonora, l’altra protagonista, abbiamo scoperto un’intesa immediata sia sul lato personale che professionale: una vera fortuna, non scontata, che credo possa essere percepita anche dallo spettatore.»

Eleonora Mancini, Rebecca la disillusa, in trappola, per sempre cambiata. Eleonora Mancini ha iniziato a studiare recitazione a quindici anni con la Compagnia Teatro della Luce e dell’Ombra, realtà culturale radicata sul territorio di Roma da oltre vent’anni. Ha poi proseguito al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e ha completato la sua formazione alla Lee Strasberg Theatre & Film Institute di Los Angeles, immergendosi nel metodo Strasberg: memoria sensoriale, emozione autentica, presenza totale. In Droid House è Rebecca: una giovane donna disillusa che, convinta dal fidanzato, partecipa a una rapina in una villa di lusso. Ciò che trova dentro quella casa cambierà la sua vita per sempre. Eleonora porta a Rebecca una stratificazione emotiva precisa — la disillusione di chi ha smesso di credere, la paura di chi si trova di fronte a qualcosa che sfugge a ogni categoria, e infine una trasformazione che il film affida interamente alla sua capacità espressiva. «Ogni progetto è per me un’occasione per cercare verità e bellezza. Credo sia fondamentale per sopravvivere nella giungla del lavoro attoriale.»

Tra i dettagli tecnici che distinguono Droid House dal cinema di genere medio, spicca la cura straordinaria dedicata al suono diretto, curato da Luca Contini, affiancato in parte da Eros Bianchi. In un film in cui l’inquietudine si costruisce per accumulo e il silenzio è tanto importante quanto il rumore, la qualità del suono in presa diretta non è un dettaglio tecnico: è drammaturgia.

Da segnalare anche la presenza nel cast di attori di intelligenza e presenza speciali come Giorgio Borroni e Marco Antonini ( anche co-produttore dell’opera), Ilaria Monfardini, conduttrice di una trasmissione dedicata al genere horror su Radio Saigon — una presenza che porta al progetto non solo talento attoriale, ma una conoscenza profonda e appassionata del linguaggio del terrore cinematografico. Laura Calamassi, giovane attrice già protagonista del precedente film di Leonardo Barone “Negli occhi della preda” e la bravissima Barbara Patarini Valenza, attrice, autrice e regista. “Il cinema horror non riguarda ciò che vedi. Riguarda ciò che non riesci a smettere di sentire dopo aver guardato”. (John Carpenter).