La notte in ospedale del figlio di Giacomo Bongiorni e le domande alla madre: “Dov’è papà? Che è successo?”
“Ma perché è successo tutto questo? Dov’è papà?”. Sono queste le incessanti domande che il figlio di Giacomo Bongiorni ha rivolto al personale dell’ospedale. Per tutta la notte. Provate a calarvi in questo immenso, ingiusto, drammatico dolore: un irrecuperabile momento, un disumano destino. Un bambino che ha visto suo padre essere colpito, ha visto il suo corpo perdere equilibrio e cadere a terra. E colpito di nuovo fino alla fine. Da lì in poi non c’è stato più nulla di normale, solo confusione, urla, gente che si muoveva, qualcuno che provava a intervenire, qualcuno che cercava di capire, e in mezzo a tutto questo lui che resta lì, accanto al padre, con una lucidità disperata che è tipica solo dei bambini quando capiscono che quello che stanno vivendo è più grande di loro, ma non riescono ancora ad accettarlo. Lo hanno portato via da quella piazza dell’orrore, lo hanno allontanato da quell’asfalto, lo hanno accompagnato all’ospedale di Massa, dove per ore è rimasto circondato dal personale che cercava di proteggerlo, di contenerlo, di trovare parole che però in questi casi non esistono, mentre lui continuava a chiedere, a tornare sempre lì, a quella domanda semplice e impossibile insieme, chiedeva dov’era suo padre, chiedeva perché fosse successo. Accanto a lui la madre, la sorella, i parenti, una famiglia intera che si stringe nel tentativo di reggere un colpo che in realtà non si regge, mentre il personale sanitario prova a fare quello che può, con la delicatezza che serve quando si ha davanti un dolore che non è solo fisico ma è qualcosa di molto più profondo. Passa la notte in pediatria, dove i medici gli hanno preparato un lettino vicino al mare. Quel bambino distrutto che poco prima era lì, a pochi centimetri dal padre, a stringergli la mano, a chiamarlo, a dirgli di alzarsi, con quella fiducia totale che solo un figlio può avere, la convinzione che un padre risponda sempre, che si rialzi sempre, che torni sempre. Non è successo. Ora il piccolo è stato portato via dalla madre, in Liguria, in una zona sicura, protetta, lontano dall’orrore vissuto. Lui, con la sua famiglia, uscito per un kebab, per una passeggiata. L’ultima passeggiata con suo padre. Una storia da seguire, come sempre, con umana fermezza.
