Cronaca

Netflix arriva a Lucca: casting, riprese e una serie ancora top secret

Lucca torna sotto i riflettori internazionali, e questa volta non per una suggestione o una voce di corridoio, ma per un progetto concreto che porta con sé il marchio più riconoscibile dell’intrattenimento globale: Netflix. Sì, quello che accompagna ogni mio rientro serale da due anni a questa parte. Ma non divaghiamo. Il casting a Lucca si svolgerà il 15 aprile per comparse tra i 18 e i 65 anni, presso l’Auditorium San Romano, messo a disposizione dal Comune. La conferma è arrivata da un casting già avviato a Firenze nelle giornate dell’8 e 9 aprile, dove la produzione ha già selezionato comparse tra i 18 e i 65 anni, aperte anche a profili internazionali. Non un dettaglio secondario, perché quando una produzione cerca volti diversi per età e provenienza, significa che quello che sta costruendo ha un respiro più ampio, pensato per uscire dai confini locali e parlare a un pubblico globale. Le riprese, infatti, partiranno il 13 maggio e proseguiranno fino a metà giugno, attraversando Firenze e arrivando nel cuore di Lucca, che ancora una volta si prepara a trasformarsi in set. Non è la prima volta, e probabilmente non sarà l’ultima. Negli ultimi anni la città ha dimostrato di avere qualcosa che funziona davanti alla macchina da presa: equilibrio tra storia e contemporaneità, scenari riconoscibili ma mai scontati, una capacità naturale di diventare sfondo senza perdere identità. Nel 2024 lo si era visto chiaramente con Lucca Mortis, diretto da Peter Greenaway e ancora non uscito nei cinema, che aveva portato tra le Mura nomi come Dustin Hoffman e Helen Hunt, coinvolgendo centinaia di comparse e trasformando per settimane il centro storico in un set cinematografico a tutti gli effetti. Oggi il contesto è diverso, ma la direzione è la stessa. Il progetto Netflix resta blindato, nessun titolo ufficiale, nessuna trama, nessuna conferma sul cast principale, ma alcuni elementi filtrano abbastanza da delineare il perimetro: si tratta di una produzione internazionale già strutturata, probabilmente con più stagioni alle spalle, il che restringe il campo a poche serie di grande distribuzione. Tra le ipotesi che circolano, quella di Emily in Paris non è casuale, perché rappresenta esattamente quel tipo di racconto che potrebbe trovare nella Toscana una naturale estensione narrativa, tra turismo, estetica e lifestyle, anche se al momento resta soltanto una suggestione. Quello che invece non è una suggestione è il ruolo che Lucca sta assumendo in questo tipo di produzioni, perché quando una piattaforma come Netflix torna a scegliere lo stesso territorio, non lo fa per riempire una cartolina ma perché riconosce un valore produttivo, logistico e visivo che funziona davvero, e che consente di raccontare storie capaci di viaggiare lontano senza perdere autenticità. Lucca non viene più semplicemente utilizzata, ma progressivamente integrata in un immaginario più ampio, diventando parte di un racconto globale che prende forma altrove ma trova qui uno dei suoi punti di equilibrio, e quando una città entra in questo tipo di dinamica smette di essere solo uno sfondo e inizia, lentamente ma in modo irreversibile, a diventare linguaggio.