Scienza e società

Countdown finale per “Artemis II”: dopo i record la capsula Orion è ritornata sulla Terra

Ha svelato i segreti del “lato oscuro della Luna” e stabilito il nuovo record umano di distanza dalla Terra. Sta per concludersi la missione spaziale Artemis II, giunta ormai nella sua fase finale: l’atterraggio – il cosiddetto splashdown – è previsto per le 00:30 (ora italiana) di stanotte (11 aprile), quando la capsula Orion si tufferà nelle acque dell’Oceano Pacifico, al largo delle coste della California. In queste ore, l’equipaggio sta monitorando i sistemi di bordo per quello che è il momento più critico: il rientro nell’atmosfera terrestre a velocità ipersonica. Il viaggio è iniziato lo scorso 1 aprile, quando il gigantesco razzo SLS (Space Launch System) ha squarciato il cielo del Kennedy Space Center in Florida. A bordo quattro professionisti, destinati a diventare il simbolo di una nuova era spaziale: il comandante Reid Wiseman (NASA), il pilota Victor Glover (NASA) — primo afroamericano verso la Luna —, gli specialisti Christina Koch (NASA) — prima donna a compiere questa impresa — e il canadese Jeremy Hansen (CSA). Dopo il lancio, la missione ha vissuto il suo momento di massima tensione il 6 aprile, con il sorvolo ravvicinato del suolo lunare. Orion è passata a poche migliaia di chilometri dalla superficie, permettendo agli astronauti di osservare crateri e vallate mai visti così da vicino da oltre cinquant’anni. È stato in quel frangente che la navicella ha battuto il record storico dell’Apollo 13, spingendosi a oltre 400.000 chilometri di distanza dal nostro pianeta. Ma non finisce qui. Il passaggio sul “lato oscuro della Luna” ha rivelato all’occhio umano spettacoli inediti e regalato curiosità scientifiche straordinarie. Gli astronauti sono stati i primi a osservare un’eclissi solare totale direttamente dalle vicinanze del satellite, catturando immagini della corona solare con una nitidezza impossibile dalla Terra. Hanno inoltre documentato in tempo reale piccoli flash luminosi sulla superficie, causati dall’impatto di meteoroidi e notato inaspettate variazioni cromatiche — sfumature di verde e marrone — che aprono nuovi interrogativi sulla composizione minerale del suolo. L’equipaggio ha anche proposto di chiamare un cratere particolarmente brillante “Carroll”, in memoria della defunta moglie del comandante Wiseman. Durante i dieci giorni di volo, sono stati eseguiti test cruciali sui sistemi di supporto vitale, fondamentali per garantire la sicurezza delle future missioni. Ogni dato raccolto sarà prezioso per il prossimo, enorme passo: Artemis III. Se tutto procederà come previsto, il successo di questa missione spalancherà le porte al 2028, anno in cui la NASA punta a riportare l’uomo sulla luna. Per ora, gli occhi del mondo sono puntati su quel lembo di oceano dove Orion rientrerà stasera, chiudendo un capitolo che ha già cambiato le nostre “porte della percezione”.