Arriverà nelle sale cinematografiche italiane a partire dal prossimo giovedì 16 aprile “Lo chiamava Rock and Roll”, un film diretto da Saverio Smeriglio. L’intera pellicola è stata costruita con un intento ben preciso: trasmettere la straordinaria bellezza dell’amicizia e dell’imperfezione, celebrando l’inestimabile valore dell’inclusione. Proprio a tal proposito, coerentemente con l’idea di inviare un messaggio universale di rispetto verso la diversità, l’intero film prevede i sottotitoli per tutti. Gli attori hanno svolto un gran lavoro, permettendo ad ogni scena di veicolare significati che toccano le corde più profonde del cuore di chi guarda. L’intera storia ruota attorno alle vite di Mauro e Federico, due anime che ritrovano sé stesse grazie ad un’amicizia imprevista. Mauro, interpretato da Andrea Montovoli, è un uomo appassionato di surf, abituato a sfidare il vento e le onde. Sarà costretto, però, a causa di un improvviso incidente, ad abbandonare ciò che più ama e ad allontanarsi dalla vita che desidera, perdendo del tutto fiducia e motivazione. È all’interno della clinica in cui svolge il suo lungo percorso di riabilitazione che incontra Federico, Federico Richard Villa, un ragazzo affetto da atassia di Friedreich, una malattia neurodegenerativa che, nonostante le numerose difficoltà e i tanti limiti che gli impone, non porta via in lui lo stupore e la curiosità che scandiscono ogni sua giornata. La sua genuina voglia di vivere insegna a Mauro, ormai sconfortato e convinto che tutto sia finito, che è bellissimo poter ancora credere, sperare e sorridere al di là di ogni problema e paura. È così che nasce tra loro un’amicizia sincera, un legame che li unisce dal profondo, diventando una vera e propria necessità. Imparano insieme che due vite estremamente differenti possono trovare un’intima connessione nelle fragilità e nei punti in cui le ferite fanno più male, proteggendosi a vicenda, donandosi amore e attenzioni. Federico, inoltre, ha un desiderio: scappare dalla clinica per andare dalla sorella che non vede da anni. Ogni suo tentativo non va come previsto, finché ad aiutarlo non sarà proprio Mauro. La loro fuga sarà possibile grazie a Oronzo, Nicola Nocella, un inserviente che lavora lì e che diventerà per i due tanto più di questo: una guida capace di ricordare ad entrambi che l’imperfezione è un dono incredibilmente prezioso.
Il loro viaggio sarà metafora di un personale cammino interiore che si dispiega tra vicinanza, allontanamenti, armonia, tensioni, radicate incertezze e un’inedita gioia che riempie emozioni, nuovi ricordi e attimi irripetibili. Bisogna avere il coraggio di andare oltre ogni confine per scoprirsi davvero; è essenziale lasciarsi andare per ritrovare equilibrio e forza attraverso gli occhi dell’altro. Il compito di questi personaggi complessi, e al tempo stesso meravigliosamente umani, è portare sul grande schermo un universo carico di sensazioni e stati d’animo condivisibili dal pubblico. Tutte le scene sono state girate nelle Marche, regione d’origine del regista. Il panorama di quel territorio fa, quindi, da sfondo a una storia dai tratti intimi e universali in cui i personaggi sono alla continua ricerca della propria identità. “Lo chiamava Rock and Roll” è un film ispirato ad una storia vera, è il racconto di diverse vite che si incontrano e si accorgono che soltanto insieme è realmente possibile vivere fino in fondo, continuando a sognare. Ogni singolo dettaglio è stato scelto con uno specifico obiettivo: emozionare, coinvolgere e valorizzare le sfumature di un’amicizia che non conosce confini.
