I licheni “sentinelle” dell’inquinamento da microplastiche: anche l’Università di Siena nello studio internazionale
Non solo gas di scarico. A inquinare le nostre città sono anche i freni e l’usura degli pneumatici, frammenti invisibili che restano nell’aria e nel suolo. Ma come tracciare questa dispersione? La risposta arriva dalla natura, e in particolare dai licheni, utilizzati come veri e propri “biomonitor” in uno studio multidisciplinare che ha coinvolto l’Università di Siena, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e la Trent University del Canada. La ricerca, dal titolo “Distance decay of tire wear particles and potentially toxic elements near Canada’s busiest highway”, si è concentrata sulla Highway 401 a Toronto, la strada più trafficata del Nord America. Qui, i ricercatori hanno posizionato dei trapianti di licheni a diverse distanze dalla carreggiata per analizzare come cambiasse l’accumulo di microplastiche e metalli pesanti con l’allontanarsi dal traffico. I risultati parlano chiaro: a soli 35 metri dalla sede stradale, il contenuto di particolato metallico veicolare diminuisce del 70%. Lo studio ha inoltre evidenziato una correlazione fortissima tra le emissioni prodotte dall’usura dei freni e quelle degli pneumatici, confermando l’efficacia dei licheni nel “fotografare” l’impatto ambientale urbano.
Il progetto nasce nell’ambito di un dottorato congiunto tra UniSi e INGV, in collaborazione con il progetto CHIOMA. Proprio Lisa Grifoni, recente PhD in Scienze della Vita, spiega l’innovazione del metodo: “Durante il mio periodo all’estero abbiamo intrapreso analisi combinate — ottiche, chimiche e magnetiche — per delineare la diffusione delle microplastiche da usura gomme negli ambienti urbani. I risultati ci hanno dato ottime indicazioni sulle potenzialità di questi metodi integrati”. Un tema, quello delle emissioni “non-esauste” (ovvero non derivanti dalla combustione), che è diventato centrale anche a livello legislativo. “Le nuove disposizioni Euro 7 rappresentano una svolta, regolando per la prima volta i limiti emissivi da attrito, cioè da freni e gomme”, sottolinea Aldo Winkler, responsabile del laboratorio di paleomagnetismo dell’INGV. “Questo articolo introduce l’applicazione delle metodologie magnetiche alle microplastiche degli pneumatici, espandendo un approccio che già nel 2020 aveva dimostrato il ruolo dei freni nella diffusione di particolato metallico”. L’utilizzo dei licheni come “spugne” per l’inquinamento apre scenari inediti non solo per la salute pubblica, ma anche per la tutela della bellezza. Come evidenziato dal professor Stefano Loppi (UniSi), questo design espositivo permette di osservare la diffusione delle emissioni con una precisione spaziale difficilmente raggiungibile con altri strumenti. Ma non finisce qui. Il prossimo passo, in continuità con il progetto CHIOMA, sarà quello di indagare come queste microplastiche e i metalli tossici colpiscano i beni culturali. L’obiettivo è utilizzare il biomonitoraggio magnetico e chimico per una conservazione preventiva dei monumenti, proteggendo il nostro patrimonio dall’inquinamento invisibile della vita moderna.
