Cronaca

E’ morto Gino Paoli, aveva 91 anni e una “lunga storia d’amore” col suo pubblico

Lutto nel mondo della musica, si è spento all’età di 91 anni Gino Paoli uno fra i cantautori più influenti e simbolici del panorama italiano che tanto ha dato all’identità del nostro paese. Gino Paoli nasce il 23 settembre 1934 a Monfalcone, da un ingegnere navale originario di Campiglia Marittima e da una casalinga giuliana. Pochi mesi dopo la famiglia si trasferisce a Genova, nel sobborgo di Pegli, città alla quale resterà sempre profondamente legato e che considera la sua vera casa. Poco incline agli studi classici, che abbandona prima di terminare il liceo scientifico, Paoli svolge diversi lavori manuali – facchino, disegnatore meccanico, grafico pubblicitario – mentre coltiva la passione per la pittura, partecipando a mostre e concorsi. La musica arriva presto attraverso la madre pianista e l’ascolto di grandi jazzisti americani come Nat King Cole, Bud Powell e Billie Holiday, dai quali impara l’emozione autentica nel cantare. Negli anni Cinquanta, nel quartiere della Foce a Genova, stringe amicizia con un gruppo di giovani appassionati di musica: Luigi Tenco, con il quale forma il gruppo “I Diavoli del Rock” e si esibisce nei pomeriggi studenteschi, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Fabrizio De André e altri. Insieme danno vita alla cosiddetta scuola genovese, un movimento culturale e artistico sviluppatosi a partire dagli anni Sessanta nel capoluogo ligure e legato prevalentemente alla canzone d’autore italiana. La scuola genovese segna una profonda rottura con la musica tradizionale leggera dell’epoca, introducendo un approccio stilistico più ricercato ed eclettico, un linguaggio realista e temi che spaziano dai sentimenti intimi alle esperienze esistenziali, dalla politica all’emarginazione, con accenti individualisti e spesso esistenzialisti. I protagonisti – cresciuti musicalmente a Genova, dove si ritrovavano al bar latteria Igea (poi immortalato da Paoli in “Quattro amici al bar”) – attingono a influenze variegate: la tradizione letteraria ligure (Camillo Sbarbaro, Giorgio Caproni), la letteratura francese e la filosofia esistenzialista, la musica di Charles Aznavour, Jacques Brel e Georges Brassens, il folk statunitense e persino echi della Beat Generation. Questo nucleo genovese, con il contributo essenziale di arrangiatori come i fratelli Reverberi, trasforma la canzone da semplice intrattenimento in forma d’arte autentica, capace di raccontare la vita reale con profondità poetica. La scuola genovese influenza profondamente il cantautorato italiano successivo, aprendo la strada a generazioni di autori che privilegiano testo, melodia raffinata e introspezione. Il debutto professionale avviene nel 1959 con l’etichetta Dischi Ricordi, grazie a Nanni Ricordi. Il primo grande successo arriva nel 1960 con “La gatta” il cui testo è di Mogol, un brano minimalista ed evocativo. Nello stesso periodo scrive “Il cielo in una stanza”, destinata a diventare uno dei pezzi più celebri della musica italiana, prima interpretata da Mina e poi dallo stesso Paoli. Seguono altri classici come “Senza fine”, dedicata a Ornella Vanoni, con la quale avrà una relazione tormentata ma artisticamente feconda, e, nel 1963, “Sapore di sale” arrangiata da Ennio Morricone con l’inconfondibile sax di Gato Barbieri, e “Che cosa c’è”. Nello stesso anno compone “Vivere ancora” per la colonna sonora di Prima della rivoluzione di Bernardo Bertolucci. Nel 1963 Paoli vive un momento drammatico, tentando il suicidio con un colpo di pistola al cuore: sopravvive, ma il proiettile rimane nel petto. La sua produzione conta oltre 200 canzoni, molte delle quali tradotte e reinterpretate all’estero, da Wes Montgomery a Frank Sinatra. Come autore e talent scout scopre e lancia Lucio Dalla e lo stesso Fabrizio De André; traduce e adatta brani di Charles Aznavour, Jacques Brel e Léo Ferré. Ha composto musiche per film e duettato con artisti come Mina, Patty Pravo, Giorgia, Elisa, Fiorella Mannoia, Marco Masini e la figlia Amanda Sandrelli in “La bella e la bestia”. A Gino Paoli si deve anche la scoperta di talenti quali Viola Valentino e Lucio Dalla oltre che il sopra citato Fabrizio De Andrè da lui costretto con la forza ad esibirsi. Paoli partecipa a cinque edizioni del Festival di Sanremo. Il successo di pubblico torna con forza negli anni Ottanta con “Una lunga storia d’amore” scritta originariamente per la colonna sonora di un film con Stefania Sandrelli, madre della figlia Amanda, e culmina nel 1991 con l’album Matto come un gatto e il brano “Quattro amici”, vincitore del Festivalbar e arricchito da un cameo vocale di Vasco Rossi. Oltre alla musica, Paoli ha avuto una vita intensa: eletto deputato nel 1987 per il Partito Comunista Italiano, abbandona la vita parlamentare nel 1992, le sue storie d’amore con Ornella Vanoni e Stefania Sandrelli, e una famiglia numerosa. Negli ultimi anni ha affrontato con sobrietà lutti personali, tra cui la morte del figlio primogenito Giovanni nel 2025 e quella dell’amica e musa Ornella Vanoni, alla cui camera ardente ha reso omaggio con un cuscino di rose. La sua influenza sulla canzone d’autore italiana è profonda e duratura. Paoli introduce un linguaggio intimo, poetico ma mai retorico, capace di fondere melodia raffinata con testi che parlano di amore, solitudine, tempo che passa e fragilità umana. Le sue melodie essenziali, spesso accompagnate da arrangiamenti jazz o orchestrali, continuano a essere riproposte in duetti contemporanei e a far parte della colonna sonora collettiva del Paese. Nei suoi novantun’anni di vita, Gino Paoli che vissuto la musica come “indagine senza fine”, ribadendo in recenti interviste che «la musica non va sottovalutata». La sua eredità – fatta di semplicità elegante, profondità emotiva e innovazione discreta – resta uno dei pilastri della canzone italiana, capace di emozionare ancora oggi ascoltatori di ogni generazione. Una lunga storia d’amore, appunto, che non finirà con la sua scomparsa.