Non è il segnale di una forma di vita extraterrestre, ma potrebbe spalancare le porte alla comprensione dei misteri più profondi del cosmo. Un colossale raggio di energia, partito quando l’universo aveva appena la metà della sua età attuale, ha raggiunto la Terra dopo un viaggio durato 8 miliardi di anni. Un “messaggio” potentissimo che non parla di alieni, ma è in grado di raccontarci come nascono le stelle e come si muovono le galassie nelle profondità più remote dello spaziotempo. La scoperta, descritta in un articolo di Flavio Vanetti sul Corriere della Sera, sta entusiasmando la comunità scientifica internazionale. A cristallizzarla sono stati gli “occhi” tecnologici del radiotelescopio MeerKAT in Sud Africa: le sue 64 antenne hanno intercettato quello che gli esperti definiscono un “megamaser all’idrossile”, un vero e proprio laser naturale di proporzioni gigantesche. Ma come nasce un fenomeno del genere? La spiegazione va ricercata in un cataclisma cosmico. Quando due galassie ricche di gas si scontrano, le molecole di idrossile vengono sollecitate a tal punto da emettere onde radio di un’intensità senza precedenti. In questo caso, la potenza rilevata nel sistema denominato Hatlas J142935.3–002836 è stata tale da spingere i ricercatori a coniare un termine ancora più d’impatto: “gigamaser”. Espressione che identifica la versione “xl” di questi fari spaziali.
Un’osservazione resa possibile da un incredibile colpo di fortuna astronomico, o meglio, una perfetta applicazione delle leggi della fisica previste da Albert Einstein. Il segnale, lungo il suo tragitto, ha incontrato una galassia che si è interposta esattamente tra la sorgente e la Terra. Questa massa enorme ha agito come una lente gravitazionale: proprio come una goccia d’acqua sopra un foglio di giornale ne ingrandisce le lettere, la gravità di questa galassia ha curvato lo spaziotempo, amplificando il segnale di oltre dieci volte. Senza questo “ingrandimento” naturale, la voce delle galassie in collisione sarebbe rimasto un debole sussurro impossibile da captare. “È una scoperta meravigliosamente fortuita — spiega il dottor Thato Manamela, autore principale dello studio — Abbiamo osservato un radiolaser che attraversa un telescopio cosmico naturale prima di arrivare a noi”. Perché studiare questi segnali? Non è un mero esercizio accademico. I ricercatori spiegano che “leggere” i gigamaser permette di ottenere dati preziosissimi su tre fronti caldi della ricerca: la nascita delle stelle, ovvero capire con che velocità si formano i nuovi astri; i mostri del cosmo, cioè calcolare la massa dei buchi neri supermassicci; infine misurare quanto velocemente l’universo si sta allontanando da noi. Il segnale intercettato non è un blocco unico, ma contiene quattro componenti distinte, segno di un’attività frenetica in diverse aree del sistema galattico. Un tassello fondamentale che ci permette di guardare indietro nel tempo e, forse, di capire meglio dove sta andando il nostro futuro tra le stelle.
