Che ci siano forti difficoltà da entrambe le parti è fuori discussione: Teheran brucia ma di certo l’Iran ha messo in crisi il sistema difensivo e la stessa presenza degli Usa nel golfo Persico, per cui il presidente Trump ha, per il momento vanamente, invocato l’aiuto della Nato per la protezione delle navi commerciali, soprattutto petroliere, in transito nello stretto di Hormuz. La Marina statunitense ha escluso di poterle scortare e gli alleati europei, in un flebile sussulto di dignità, per ora non hanno raccolto l’appello a mobilitarsi, eccezione fatta forse per i Paesi Bassi, che, diciamoci la verità, contano poco e niente. Questo conflitto non è solo un conflitto armato ma una guerra economica condotta da entrambe le parti con un preciso intento: distruggere l’economia dell’avversario, in particolare da parte dell’Iran affondare il petrodollaro, il cui uso è l’unico motivo per cui gli Stati Uniti sono ancora in piedi. Cos’è in soldoni il petrodollaro? Negli anni Settanta del secolo scorso le monarchie del golfo Persico decisero di comune accordo con gli USA (per non dire che sono una loro emanazione) che il loro petrolio sarebbe stato pagato esclusivamente in dollari. Gli Stati Uniti hanno 40.000 miliardi di debito, l’unico motivo per cui non sono ancora crollati è perché il dollaro rimane la moneta di scambio principale nelle transazioni economiche nel mondo. L’Iran punta a mettere in difficoltà le monarchie del Golfo in modo che i loro asset finanziari negli USA vengano a mancare. I paesi dei Brics hanno già iniziato a porre in discussione la tirannia del dollaro inaugurando un proprio sistema di scambi; gli Stati Uniti invece, sempre in inflazione, sono “costretti” a condurre uno stato di guerra permanente, non solo per depredare e appropriarsi delle risorse altrui o metterle sotto controllo – che è un tratto distintivo della loro attitudine – ma per imporre la propria egemonia; oggi più che mai con l’amministrazione di un presidente fuori di testa circondato da una manica di esaltati senza alcuna visione strategica e completamente in balia dei propri istinti primordiali, esaltati che professano la superiorità dei bianchi mentre si fanno benedire tra lustrini, paillettes e le sordide storie criminali dei file Epstein. Ora è vero che l’Iran sta subendo danni apocalittici, Teheran è stata bombardata a tappeto, sono stati uccisi molti alti funzionari governativi, i civili soffrono e muoiono, ma questo non piegherà la Repubblica Islamica che peraltro ha potenti amici alle spalle che, nel caso in cui si dovesse arrivare alla soluzione nucleare, potrebbero mettere l’Iran sotto il loro “ombrello” e sto parlando di Russia e Cina che non intendono per nessun motivo cedere il passo agli Stati Uniti.
Oltre agli economici droni Shahed e ai devastanti missili ipersonici forniti dagli alleati, l’Iran ha anche un altro paio di assi nella manica: i velocissimi motoscafi armati delle Guardie Rivoluzionarie, che pattugliano lo stretto di Hormuz, e micidiali droni subacquei capaci di infliggere gravi danni alle navi da guerra, un po’ come i nostri MAS durante gli ultimi conflitti mondiali. Piccoli sommergibili carichi di esplosivo guidati da una persona o due, oggi da remoto, che riescono ad arrivare vicino alle corazzate e alle portaerei per colpirle. Un altro particolare assai rilevante è che l’Iran ha dimostrato di essere un paese del tutto più responsabile di USA e Israele. Attendendosi un attacco israeliano vicino una loro centrale nucleare, che in effetti poi è avvenuto, hanno spento il reattore per evitare una possibile catastrofe ma soprattutto per evitare di dover rispondere. La loro dottrina, e credo quella di qualunque paese, imporrebbe di rispondere colpo su colpo. Una presa di posizione ben diversa da quella del segretario della guerra USA Hegseth che invece ha esplicitamente dichiarato che per loro non esistono regole di ingaggio. Tuttavia negli Stati Uniti non c’è un largo consenso su questa guerra, lo stesso Washington Post, che è un giornale repubblicano, ha scritto “Trump dichiari vittoria e si ritiri”. Secondo il giornale per ora potrebbe bastare in quanto l’Iran ha subito danni pesantissimi e sicuramente andrà incontro a sconvolgimenti interni che inevitabilmente porteranno alla caduta del governo, anche se questa sembra più una supposizione che altro. Sono già stati epurati diversi quadri dirigenti per aver collaborato con gli infiltrati del Mossad che da anni raccolgono le informazioni per cui sono riusciti a colpire i più importanti leader della Repubblica Islamica. L’Iran non è l’Iraq, non è la Somalia, non è l’Afghanistan, non è la Libia. E non è nemmeno la Serbia, che è stata bombardata per più di due mesi senza che ciò determinasse la caduta di Miloševich che poi avvenne solo dopo un anno mi pare.
Quella che sta portando avanti l’Iran è una guerra asimmetrica per cui eliminare i vertici non ha sortito l’effetto desiderato soprattutto da Israele; come avevo accennato in un precedente intervento i comandanti delle 31 province iraniane si muovono di libera iniziativa secondo uno schema strategico dichiarato e definito di “difesa a mosaico” per cui ognuno sa bene qual è il proprio obiettivo. C’è da aggiungere che le forze armate, la marina, l’aviazione, le forze di sicurezza, le milizie volontarie, le guardie della rivoluzione sono tutte organizzate autonomamente ognuna con compiti e direttive specifiche. Anche Israele si trova in fibrillazione. Da qualche tempo il primo ministro Netanyahu non si vede in giro e non si vedono nemmeno Smotrich e Ben-Gvir. In rete si è speculato molto su queste misteriose sparizioni, sono circolati diversi video che ne annunciavano la dipartita e altrettanti diffusi dall’ufficio del premier che la smentivano. I primi erano palesemente falsi, i secondi non proprio recentissimi quindi il dubbio sulla loro sorte rimane e gli stessi quotidiani israeliani hanno ironizzato su questa faccenda. Non vorrei dire ma con l’uso della intelligenza artificiale tutto appare possibile visto in uno schermo.
Immaginate che scoop sarebbe se tutti e tre fossero stati eliminati da qualche attacco iraniano “mirato” (attacchi che anche in Israele hanno provocato diverse vittime tra alti funzionari governativi e dell’esercito, vige la censura militare e non sappiamo nulla di sicuro). Resta il fatto che la scomparsa di Netanyahu e soci dalla scena pubblica potrebbe essere il segnale che o i vertici israeliani sono pavidamente rintanati in qualche bunker oppure che a livello istituzionale gli apparati registrano una certa insofferenza verso i conflitti intrapresi, soprattutto negli ultimi anni, e magari si preannuncia una crisi di governo in Israele. Gaza è il paradigma delle guerre contemporanee condotte senza alcuna regola e senza alcuna differenza tra civili e militari, un paradigma che si applica anche con l’Iran. Abbiamo già ricordato in un precedente articolo la famosa previsione del sociologo canadese Marshall McLuhan sulla terza guerra mondiale come guerra di informazione senza distinzione tra civili e militari, ma evidentemente ci siamo spinti troppo in avanti e questa distinzione non esiste più nemmeno nei conflitti armati.
