Iran, uccisi il ministro dell’Intelligence, il segretario del consiglio supremo di sicurezza e il capo delle forze paramilitari
Continuano gli omicidi “mirati” di alti rappresentanti del governo e dell’esercito iraniano da parte di Israele. Tra ieri e oggi sono stati uccisi il ministro dell’Intelligence, il segretario del consiglio supremo di sicurezza e il capo delle forze paramilitari. I media hanno riferito che sono state colpite anche le infrastrutture del paese, in particolare i siti di stoccaggio di petrolio e gas. Come ritorsione le Guardie della Rivoluzione hanno minacciato di colpire gli stabilimenti petroliferi e industriali in Arabia Saudita, Qatar e negli Emirati Arabi. Senza sosta anche gli attacchi israeliani in Libano con raid aerei nel pieno centro di Beirut, ucciso un direttore della TV gestita dal partito Hezbollah. Anche nel paese dei cedri le forze israeliane, entrate per farla finita proprio con Hezbollah, hanno dovuto ridimensionare i propri piani avendo incontrato una inaspettata e tenace resistenza da parte delle milizie filo iraniane. Nonostante le precauzioni che l’IdF sostiene di prendere a protezione dei civili sono morte almeno 12 persone. Un violoncellista suona struggente tra le macerie proprio come nel film “Il pianista”. Scontri incrociati anche nello stretto di Hormuz dal quale si apprende che circa un centinaio di navi sono riuscite a passare dall’inizio del conflitto mentre almeno un migliaio rimangono bloccate. La Marina USA ha fatto sapere di non essere attualmente in grado di garantire copertura alle petroliere in quanto troppo pericoloso. A causa delle mine piazzate dalla Marina iraniana lungo lo stretto le compagnie di assicurazione che coprono le navi commerciali iniziano a tirarsi indietro. Intanto le forze statunitensi continuano a colpire le postazioni iraniane lungo le coste dello stretto; si vocifera di un possibile tentativo da parte dei marines di occupare delle piccole isole per stabilire una testa di ponte che, in teoria dovrebbe proteggere il passaggio delle navi commerciali, in pratica appare una impresa più che velleitaria esposti come sarebbero al fuoco iraniano. L’Iran non è rimasto inerme a farsi distruggere: ancora droni contro l’ambasciata USA a Baghdad e bombe a grappolo su Tel Aviv. Intanto la Turchia ha annunciato di aver approntato lo schieramento di sistemi difensivi Patriot dopo che nei giorni scorsi alcuni missili sono stati abbattuti nel suo spazio aereo. Interessante a livello politico l’intervento della direttrice dell’intelligence statunitense Tulsi Gabbard durante un’audizione, la quale ha sostenuto che dopo il blitz del 2025 con il bombardamento “telefonato” da parte degli USA l’Iran non ha ricostruito i siti per l’arricchimento dell’uranio, affermazione che smentisce il presidente e la posizione ufficiale della Casa Bianca precisando inoltre che il governo iraniano appare ancora intatto.
