Cronaca

IA obbligatoria per superare l’esame: la nuova frontiera dell’Università di Pisa

Il professor Antonio Cisternino

Professori che danno la caccia a ChatGPT o che annullano compiti scritti troppo bene? Dimenticateli. Almeno se vi iscriverete al corso di Advanced Programming (laurea magistrale in Computer Science) dell’Università di Pisa: qui l’IA non solo è ammessa, ma anche obbligatoria. La sperimentazione, una delle prime in Italia, si scaglia come una bomba nell’acceso dibattito in corso nel mondo accademico sulla limitazione o meno dell’intelligenza artificiale. A ridisegnare la prospettiva sul suo utilizzo sono i professori Antonio Cisternino e Andrea Corradini, che propongono un cambio di paradigma: non combattere l’algoritmo, ma imparare a governarlo. Prima che ci governi lui. E’ quanto sta accadendo proprio nel mondo della programmazione, dove l’IA ha già fatto saltare molte teste. I numeri fanno paura: tra i 50 e i 70 mila posti di lavoro persi nelle Big Tech solo nell’ultimo anno a causa dell’automazione. A tagliare sono anche Amazon e Twitter. “Il mestiere del programmatore sta cambiando radicalmente – spiega Cisternino – E allora, che senso ha insegnare solo a scrivere righe di codice se tra due anni lo farà un software in tre secondi?”.

Nel corso di Advanced Programming dell’Università di Pisa, si insegna a correre più veloce dell’intelligenza artificiale. In che modo? Spostando l’attenzione dalla scrittura alla lettura critica. Ciò che conta è quanto sei bravo a capire se quello che l’IA ha prodotto è valido. Ma come funziona questo corso? E l’esame? La sperimentazione a Pisa è stata totale. L’intelligenza artificiale è stata utilizzata nella progettazione dei contenuti, nella didattica in aula e nella valutazione finale. È stato sviluppato un GPT capace di generare materiale didattico a partire dalla trascrizione delle lezioni e durante le lezioni l’IA è stata impiegata per produrre simulazioni e materiali interattivi. Tuttavia, l’elemento più innovativo ha riguardato proprio il temuto momento della valutazione. Studentesse e studenti hanno dovuto svolgere un progetto usando obbligatoriamente l’IA.

Il giudizio del prof? Promossi a pieni voti. “Ho valutato soprattutto la capacità di controllare e criticare il lavoro prodotto dall’IA – sottolinea Cisternino – Quello sarà il compito che i giovani professionisti dovranno svolgere. I progetti sono stati di ottima qualità, questo significa che, quando gli studenti hanno solide basi, riescono a usare l’intelligenza artificiale in modo significativo e non passivo”. I ragazzi hanno imparato a fare i “supervisori” critici, non gli esecutori passivi. Questa, spiega il professore, è la strada da percorrere: “Non abbiamo dieci anni per adattare il sistema formativo, come accadde con l’introduzione dell’informatica trent’anni fa – conclude Cisternino – Servono azioni concrete nel breve periodo e un dibattito nazionale. L’università può e deve giocare un ruolo centrale per preparare le nuove generazioni al mondo del lavoro post-IA”.