Il caso Nitto Santapaola, feroce boss mafioso che fa discutere anche da morto per via del cordoglio sui social
Il due marzo 2026 è morto Nitto Santapaola. Aprendo i social network non si può che pensare che Nitto Santapaola fosse un personaggio molto noto e molto amato. “Riposa in pace Nitto, oggi in cielo c’è una nuova stella. Proteggici da lassù “condoglianze alla famiglia” “riposa in pace” “r.i.p. grande uomo d’onore” “riposa in pace Zio Nitto” la lista di messaggi degli utenti Facebook è praticamente infinita. Ma chi era Nitto Santapaola? Cosa ha fatto per meritarsi un simile cordoglio mediatico? Scriviamo quindi il suo epitaffio: Benedetto “Nitto” Santapaola è stato uno dei personaggi più temuti e potenti della mafia siciliana, il boss indiscusso di Cosa Nostra a Catania per decenni. Nato nel 1938 in un quartiere povero di Catania, inizia presto la carriera criminale con furti e rapine. Negli anni Settanta entra ufficialmente in Cosa Nostra, legandosi ai Corleonesi di Totò Riina. Nel 1978, con il loro appoggio, fa uccidere il suo capo Giuseppe Calderone e prende il controllo del clan catanese, trasformandolo in una vera e propria macchina da guerra: estorsioni, appalti truccati, traffico di droga e infiltrazioni nell’economia legale diventano il suo regno. Soprannominato “il Cacciatore” per la sua spietatezza Nitto diventa uno dei protagonisti della stagione più sanguinaria della mafia. È ritenuto mandante di omicidi eccellenti, come quello del giornalista Pippo Fava nel 1984, e coinvolto nelle stragi che sconvolsero l’Italia: Capaci e via D’Amelio nel 1992, dove persero la vita Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e le loro scorte. Dopo undici anni di latitanza, viene arrestato nel 1993 in un casolare nelle campagne catanesi. Da allora ha vissuto in regime di 41-bis, il carcere duro, scontando multipli ergastoli nel supercarcere di Opera a Milano. Malato da tempo di grave diabete, le sue condizioni si sono aggravate negli ultimi mesi: il 2 marzo 2026, all’età di 87 anni, è morto nell’ospedale San Paolo di Milano, dove era stato trasferito dal carcere per cure.Con lui si chiude una delle pagine più violente della storia di Cosa Nostra, un uomo che ha incarnato il mix letale di ferocia e capacità imprenditoriale mafiosa. Personaggi simili, che hanno corrotto la nostra Italia, andrebbero gettati nell’oblio. Le loro morti giustamente affrontate con un sospiro di sollievo in quanto ci siamo liberati come umanità tutta di un vero mostro senza scrupoli. Nitto Santapaola non potrà mai in nessun caso, essere redento, nemmeno in una qualche contorta forma di ammirazione criminale, e i messaggi di cordoglio non valgono nemmeno in un’ottica di guasconesca goliardia. I crimini di Cosa nostra sono così gravi nella loro infamia da non meritare redenzione in questo mondo.
