Esteri

Khamenei ucciso nel raid, c’è la conferma, si aprono scenari imprevedibili

Confermata la scomparsa negli attacchi della guida suprema dell’Iran Ayatollah Ali Khamenei, la notizia già diffusa dai media israeliani ha trovato conferma ufficiale sul sito in arabo dell’emittente Al-Alam. E a questo punto si aprono davvero scenari del tutto imprevedibili. La danza macabra che potrebbe portarci verso la terza guerra mondiale aperta e conclamata è iniziata. Nella mattina del 28 febbraio 2026 il ministro della Difesa israeliano Katz ha annunciato di aver dato il via a un attacco preventivo contro l’arcinemico iraniano, che è esattamente ciò che tutti si aspettavano, seguito a ruota dal presidente USA Donald Trump che ha ordinato alle forze armate di intraprendere un attacco massiccio avente come obiettivo la distruzione totale della Marina iraniana. Dalle voci trapelate da Israele si tratta in questa prima fase di un attacco congiunto ad alta intensità che dovrebbe durare quattro giorni con l’obiettivo dichiarato della “decapitazione” dei più alti funzionari governativi con attacchi mirati. Il bilancio del primo giorno di scontri è pesante: a Teheran diversi missili hanno preso di mira la residenza privata dell’Ayatollah Ali Khamenei, che da immagini satellitari risulta parzialmente distrutta, oltre alla sede della presidenza e dipartimenti del governo situati nella zona sud della capitale iraniana. Tra le possibili vittime degli attacchi, che secondo la Mezzaluna Rossa sarebbero almeno 200, il comandante dei Pasdaran e il ministro della Difesa. Distrutti anche edifici residenziali, l’agenzia Irna rilanciata dai media internazionali ha riferito che una scuola elementare femminile è stata colpita in una provincia, la stima è più di 50 vittime e altrettanti feriti. Non si è fatta attendere la decisa risposta iraniana che ha preso di mira le basi militari americane in diversi paesi della regione del golfo Persico: colpito con missili e droni il quartier generale della Quinta flotta della Marina statunitense in Bahrein oltre alle basi americane situate in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti (tutte probabilmente già evacuate in precedenza). Il dato diffuso dall’IdF è che gli obiettivi colpiti nell’Iran occidentale sarebbero nell’ordine delle centinaia. Caccia israeliani sono stati abbattuti nei cieli dell’Iraq, in fiamme edifici a Dubai, a Doha e in Kuwait dove è stata colpita senza causare vittime una base italiana. Le sirene d’allarme aereo hanno risuonato lugubri in Israele, droni e missili iraniani si sono abbattuti su Tel Aviv, Gerusalemme e su obiettivi israeliani nei territori palestinesi occupati. Missili su un aeroporto statunitense a Riyad – in Arabia Saudita che si è riservata di rispondere – e verso la Giordania; il primo ministro britannico Starmer ha confermato il coinvolgimento di aerei da caccia del Regno Unito per la difesa degli alleati nella regione. Chiuso lo stretto di Hormuz da parte dei Guardiani della Rivoluzione, si teme ora che il prezzo del petrolio schizzi alle stelle.