Usa e Israle, la legge del più forte, Onu e altri enti e governi del tutto inermi ormai stanno a guardare e basta
Il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran entra nel quarto giorno con un’escalation drammatica che coinvolge più fronti regionali. L’esercito israeliano (IDF) ha confermato l’ingresso di truppe terrestri nel sud del Libano, mentre raid aerei simultanei colpiscono obiettivi a Teheran e Beirut. Il premier Benjamin Netanyahu ha ribadito che l’intervento era urgente per impedire all’Iran di completare nuovi siti nucleari “immuni” agli attacchi. Sempre secondo le fonti militari israeliane, le forze terrestri dell’IDF sono avanzate per “conquistare posizioni strategiche” e creare una zona di sicurezza al confine settentrionale, in risposta ai lanci di missili da parte di Hezbollah. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che l’obiettivo è prevenire attacchi diretti su comunità israeliane, autorizzando l’IDF a “avanzare e tenere terreno dominante aggiuntivo in Libano”. Non si tratta, sempre a detta di Israele, di una piena invasione su larga scala, ma di un’espansione delle operazioni difensive, con evacuazioni ordinate in decine di villaggi libanesi meridionali. Netanyahu, in un’intervista a Fox News, ha spiegato che l’Iran stava costruendo “nuovi siti sotterranei e bunker” per rendere il suo programma nucleare e balistico intoccabile entro pochi mesi.
“Era Ora o mai più”, ha affermato il premier, sottolineando che l’azione congiunta USA-Israele non “non durerà anni”. Ha collegato gli attacchi preventivi alla necessità di fermare il nucleare iraniano prima che diventasse irreversibile, come sempre senza senza fornire prove pubbliche dettagliate. Nella notte e nella mattinata del 3 marzo, l’IDF ha lanciato ondate di attacchi aerei su Teheran mentreraid hanno colpito Beirut mirando ai centri di comando e depositi armi nel sobborgo meridionale di Dahiyeh. Esplosioni e fumo nero sono stati riportati in entrambe le capitali, con danni a infrastrutture militari e civili. L’Iran ha risposto con rappresaglie: droni hanno colpito l’ambasciata statunitense a Riad, in Arabia Saudita, causando un incendio limitato e danni minori. Secondo il ministero della Difesa saudita con ci sono stati feriti gravi. Teheran ha rivendicato anche un attacco a una base USA in Bahrein. Il presidente Donald Trump ha promesso una risposta repentina, dichiarando che gli USA sono “pieni di munizioni” e pronti a continuare.Trump ha inizialmente stimato 4-5 settimane per l’operazione, ma ha lasciato aperta la possibilità di un impegno molto più lungo, pur cercando di scongiurare un’ennesimo fronte eterno. Va ricordato che il conflitto, iniziato il 28 febbraio con attacchi congiunti USA-Israele che hanno ucciso il leader supremo Ayatollah Ali Khamenei, ha causato già centinaia di morti civili, oltre 550 in Iran, secondo fonti locali, decine in Libano e Israele. L’Iran, oltre alla risposta militare, ha chiuso parzialmente lo Stretto di Hormuz, facendo schizzare i prezzi di greggio e derivati che si ripercuoteranno sul potere di spesa dei cittadini europei. E mentre gli USA hanno ordinato l’evacuazione di personale non essenziale da vari paesi del Golfo spingendo con urgenza i cittadini americani a lasciare la regione, Hezbollah continua a lanciare missili su Israele mentre proxy iraniani colpiscono basi USA nel Golfo. Gli analisti temono un coinvolgimento più diretto degli Stati Uniti, inclusa la possibilità, non esclusa da Trump, ormai apertamente schierato e faccendiere di Israele, di truppe a terra in Iran. La comunità internazionale, inclusa l’ONU, ha chiesto moderazione, ma al momento non emergono segnali di de-escalation né di minacce di sanzioni per quella che è un’ulteriore aggressione arbitraria verso uno Stato sovrano, per quanto non democratico.
