Esteri

Spagna, Sanchez convoca elezioni anticipate: al voto il 29 novembre prossimo

Le dimissioni arrivano sulla scia delle scontri scoppiati in questi giorni in tutta la Spagna, la cosiddetta “Protesta delle Chiavi”.

Dopo il caos degli ultimi giorni il Primo Ministro spagnolo Sànchez ha deciso di dimettersi a 8 mesi dalla scadenza naturale del suo mandato. Sànchez, questa mattina, dopo un week-end passato ad incontrare vari dirigenti e parlamentari del suo partito, il PSOE, ha rassegnato le sue dimissioni e ordinato lo scioglimento del parlamento spagnolo, la chiamata alle urne degli spagnoli sarà il 29 novembre prossimo.

Le dimissioni arrivano sulla scia delle scontri scoppiati in questi giorni in tutta la Spagna, la cosiddetta “Protesta delle Chiavi”. Sul tavolo i temi della crisi abitativa e il caro-affitti. Il simbolo della protesta è stato quello di Maricarmen Abascal, donna di 87 anni, disabile al 50%, le immagini finite su tutti i telegiornali la ritraevano mentre veniva scortata, su una barella, fuori dalla sua abitazione a Madrid in mezzo ad una folla urlante di indignazione.

Le immagini rappresentano il culmine di una diatriba legale, durata 7 anni, fra Maricarmen e il fondo di investimenti Urbangestiòn, che nel 2018 ha acquistato l’immobile nel quale Maricarmen abitava e ne ha alzato il canone del 250%. Pedro Sanchez l’ha definita una “tragedia sociale”. Maricarmen Abascal è solo la manifestazione concreta di un problema di cui la Spagna soffre particolarmente: Il boom degli affitti brevi e della speculazione immobiliare nelle grandi città, fenomeno che deriva soprattutto dai flussi turistici sempre più in crescita.

Per rispondere alla mobilitazione nazionale, il governo spagnolo ha deciso di presentare in parlamento due decreti contro la crisi abitativa e placare gli animi ardenti. I decreti prevedevano, fra le altre cose, maggiori tutele per gli inquilini vulnerabili, limitazioni agli sfratti, e nuove misure contro la speculazione immobiliare.

Entrambe le misure sono state respinte dal parlamento spagnolo a causa del voto dell’opposizione di centro-destra, composta dal Partito Popolare e VOX, e il partito indipendentista catalano, Junts. Dal 2023, il governo Sanchez (PSOE, Sumar), essendo un governo di minoranza, ha sempre dovuto contare sull’appoggio esterno dei piccoli partiti indipendentisti come Junts per raggiungere la maggioranza parlamentare, necessaria a legiferare.

La bocciatura del parlamento è solo l’ultimo dei problemi di Pedro Sanchez, dopo gli scandali per corruzione all’interno del PSOE e la crisi di Ceuta, questo è stato il colpo di grazia. Si prospetta una campagna elettorale infuocata, nel bel mezzo di una manifestazione nazionale, i sondaggi indicano il Partito Popolare in testa al 32-33%, davanti al PSOE, al 26%, seguiti da VOX a 18%, mentre Sumar oscilla tra 6% e 12%. Perciò il blocco VOX-PP avrebbe i numeri per governare.

Ma i partiti di governo avranno la possibilità di scendere in campo cavalcando l’onda delle proteste, utilizzando le questioni del momento come trampolino di lancio per raggiungere una vittoria che fino a poco tempo fa sembrava improbabile. Il 29 novembre si terranno, forse, una delle elezioni più incerte e divisive della storia recente spagnola, che potrebbe far perdere, ad un governo che è stato un’ispirazione per tutta la sinistra mondiale, il controllo di una grande economia mondiale, una delle ultime che esprimeva un esecutivo “rosso”.