Cronaca

Sgominato clan dalla Dda di Lecce, 16 arresti e 51 indagati nel blitz antidroga dei carabinieri

Maxi operazione antidroga nel Salento: 16 arresti, sgominata una banda accusata anche di associazione a delinquere di stampo mafioso. I carabinieri del comando provinciale di Lecce hanno disarticolato due organizzazioni criminali attive nel traffico di stupefacenti tra Gallipoli, Nardò, Galatone, Sannicola e Seclì. Coinvolte anche alcune donne con ruoli chiave. Un colpo durissimo alla criminalità organizzata del Salento. All’alba i carabinieri di Lecce hanno eseguito 16 misure cautelari, 7 in carcere e 9 ai domiciliari, nei confronti di altrettanti indagati, su un totale di 51 persone coinvolte, nell’ambito di una maxi operazione antidroga che ha interessato i comuni di Gallipoli, Nardò, Galatone, Sannicola e Seclì, oltre alla Casa Circondariale di Lecce.

L’indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e disposta dal giudice per le indagini preliminari di Lecce, ha impegnato oltre 120 militari, supportati da elicotteri, unità cinofile e dallo squadrone eliportato cacciatori “Puglia”. Gli arrestati sono gravemente indiziati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione ai fini di spaccio, rapina armata, estorsione, incendio e lesioni personali aggravate dal metodo mafioso.

Tutto ha avuto origine nel 2020, con l’arresto di un giovane spacciatore di Galatone. Da quell’episodio, apparentemente isolato, gli investigatori hanno ricostruito un sistema criminale ben strutturato, articolato in due gruppi distinti ma collegati: uno con base a Nardò, l’altro a Gallipoli. Le due frange si dividevano le piazze di spaccio della costa ionica, controllando le aree urbane e le località turistiche di Santa Caterina, Santa Maria al Bagno e Sannicola.

L’organizzazione di Nardò aveva una struttura verticistica e spietata, che imponeva la propria autorità attraverso la violenza e l’uso delle armi. In un episodio, una vittima è stata sequestrata e picchiata dopo un prelievo al bancomat, minacciata con una pistola e derubata di denaro e auto. In un altro caso, un uomo è stato pestato brutalmente davanti a un bar, riportando deformazioni permanenti al volto. L’indagine ha svelato una rete capillare di spaccio di cocaina, eroina, marijuana e hashish, alimentata da una fitta trama di comunicazioni via chat criptate su WhatsApp e Telegram. I clienti contattavano direttamente i pusher per “ordinare” le dosi, spesso chiamate in codice con nomi di cibi o bevande — “birra”, “pane fatto in casa” — per eludere i controlli.

Un ruolo centrale lo avevano anche alcune donne, impegnate nel rifornimento dei pusher, nella gestione dei depositi di droga e nella logistica. Alcune facevano da “telefoniste” o “vedette”, altre trasportavano lo stupefacente a bordo di auto di ignari terzi. In un caso, una delle donne avrebbe svolto tali attività anche alla presenza del figlio minore. Il lavoro investigativo, durato oltre quattro anni, è stato supportato da intercettazioni, osservazioni sul campo, pedinamenti e perfino ricognizioni aeree. Il risultato è un quadro completo di due organizzazioni criminali che gestivano un mercato fiorente di droga, capace di produrre profitti enormi.

Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati ingenti quantitativi di cocaina, eroina, hashish e marijuana, sufficienti a ricavare circa 5.000 dosi. Dieci arresti erano già stati effettuati in flagranza durante le indagini preliminari. Il gip del Tribunale di Lecce ha riconosciuto la solidità delle prove raccolte dai carabinieri della compagnia di Gallipoli, accogliendo integralmente la richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Tuttavia, gli indagati restano, al momento, solo sospettati: la loro posizione sarà definitivamente accertata solo con sentenza definitiva, nel pieno rispetto del principio costituzionale di presunzione d’innocenza.