Esteri

Ragazzo palestinese colpito e lasciato morire dissanguato dall’Idf, reso pubblico il video

“Ho ucciso un uomo a Reno solo per vederlo morire” scrisse Johnny Cash in uno dei suoi maggiori successi. Non era esperienza personale, lui che fece tre giorni di carcere per aver colto un fiore in un giardino pubblico; l’artista con questo verso metteva in evidenza la vacua insensatezza del crimine. Perdonate la citazione ma non ho potuto fare a meno di pensarci davanti alla notizia, trapelata solo dopo quattro mesi, dell’ennesimo assassinio efferato compiuto in Palestina dalle truppe di occupazione israeliane. Da una inchiesta della Bbc è venuto alla luce che militari israeliani hanno sparato a un ragazzo di 14 anni guardandolo mentre agonizzava e impedendo l’arrivo dei soccorsi provocandone così la morte. E non era nemmeno un uomo in questo caso, un ragazzo, poco più che un bambino, testimoniato da un video scioccante in cui agonizzante in terra per 40 minuti chiedeva aiuto mentre i militari lo ignoravano. L’IdF lo ha definito come “un terrorista che lanciava pietre”, per Israele una persona senza diritti. I familiari della vittima e i testimoni hanno faticato a portare alla luce questa storia grazie anche al lavoro certosino della Bbc che ha raccolto una serie di video e testimonianze che inequivocabilmente mostrano la crudeltà efferata e gratuita di un esercito che combatte contro i civili, che è la cifra della maggior parte dei conflitti contemporanei da almeno 30 anni a questa parte. Forse anche di più, andavo a scuola a metà degli anni ’80 del secolo scorso quando nei nostri media si iniziò a parlare di “intifada”, la rivolta delle pietre dei ragazzi palestinesi, a mani nude contro fucili e carri armati. Certo vi sono state strumentalizzazioni di questa forma di lotta sia all’epoca da parte dell’Olp che oggi da parte di Hamas, soprattutto a scopo propagandistico, ma è innegabile che si colgono anche elementi di autodeterminazione da parte dei giovani palestinesi, inevitabilmente in un contesto di quel genere. Tornando sulla tragica notizia dal video si nota il ragazzo in terra, sicuramente ferito, circondato da più o meno una dozzina di membri dell’IdF armati ed equipaggiati di tutto punto che lo guardano morire come se niente fosse. Jad Jadallah era il suo nome, e viveva in un campo profughi della Cisgiordania, un territorio di fatto sotto occupazione israeliana, in spregio degli accordi internazionali che ne avevano assegnato l’amministrazione all’Autorità Nazionale Palestinese. La vicenda ha ancora tanti lati oscuri che forse non verranno mai chiariti in quanto il governo sionista di Israele sistematicamente non persegue nemmeno i crimini dei coloni civili figuriamoci quelli dell’esercito. Non è chiaro quanti proiettili abbiano colpito Jad Jadallah in quanto Israele da quando ha avuto luogo l’uccisione non ha consegnato il corpo ai parenti, il che è prassi anche questa: oltre 700 famiglie non hanno avuto indietro le salme dei propri parenti deceduti in seguito a eventi simili. Credo che si possa ragionevolmente affermare che rispondere al lancio di pietre aprendo il fuoco con fucili d’assalto è da vigliacchi, così come è da vigliacchi da parte governativa rifiutarsi di restituire i corpi per una degna sepoltura. Altro particolare raccapricciante di questa vicenda è che dal video si nota un militare gettare qualcosa in terra vicino al ragazzo e scattare una foto. È lecito pensare a un tentativo di depistaggio da parte dei militari, che hanno impedito poi ai mezzi di soccorso di prestare cure adeguate al giovane Jad Jadallah, così crede la madre della vittima e c’è poco da eccepire. Conferma arriva indirettamente dai dati diffusi dalle Nazioni Unite: oltre 200 bambini sono morti in Cisgiordania dal 7 ottobre 2023 in circostanze simili mentre a Gaza la stima è a tre zeri e forse anche di più.