Cronaca

Piogge sempre più violente in Italia: pubblicato lo studio dell’Università di Pisa sugli ultimi 200 anni

Diminuiscono le precipitazioni in Italia, ma sono sempre più violente. È la preoccupante fotografia scattata da un nuovo studio dell’Università di Pisa, firmato da Marco Luppichini e Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra. La ricerca, pubblicata sulla rivista internazionale “Atmospheric Research”, ha analizzato oltre 200 anni di dati pluviometrici e incrociato archivi storici e rilevazioni moderne per ricostruire l’andamento delle piogge in sei grandi aree del paese. I dati: Toscana e Lazio nel mirino. Dallo studio emerge un trend chiaro. Da un lato la Pianura Padana e l’Alto Adriatico registrano i cali più significativi nelle quantità totali di precipitazioni, dall’altro un aumento marcato dell’intensità delle piogge riguarda da vicino le regioni liguri-tirreniche, incluse Toscana e Lazio. Un fenomeno che attraversa tutto l’arco temporale che va dal XIX secolo fino ai giorni nostri. Secondo i ricercatori, la causa di questo cambiamento è chiara e puntano il dito contro il riscaldamento globale. Le perturbazioni atlantiche faticano a raggiungere la penisola, bloccate da un Anticiclone delle Azzorre sempre più massiccio, mentre si è indebolito il sistema ciclonico del Golfo di Genova, tradizionale “motore” delle piogge italiane. A peggiorare il quadro è il surriscaldamento del Mediterraneo: l’energia accumulata non aumenta la frequenza delle piogge, ma ne esaspera la violenza. Scenari futuri: siccità e rischio idrogeologico. “Questa combinazione, meno piogge ma più intense, delinea scenari futuri complessi – spiega Marco Luppichini – da un lato, il calo della precipitazione media riduce la capacità di ricarica delle falde, accentua la siccità estiva e mette sotto pressione i sistemi idrici, soprattutto nelle zone più popolate e agricole come la pianura Padana, le regioni tirreniche e l’entroterra appenninico. Dall’altro, l’aumento dell’intensità degli eventi meteorici amplifica la possibilità di frane, alluvioni improvvise e sovraccarichi delle infrastrutture urbane, con ricadute già oggi osservabili in molte aree del Nord-Ovest e del Tirreno centrale”. In poche parole, mentre nelle Alpi la quantità di pioggia resta stabile a fronte di episodi più acuti, nelle zone tirreniche e nell’Appennino il calo delle precipitazioni è costante e l’intensità cresce in modo irregolare. “Comprendere queste dinamiche è fondamentale per progettare misure di adattamento efficaci – conclude Bini – A causa del riscaldamento globale, gli andamenti che abbiamo rilevato nelle serie storiche potrebbero accentuarsi nei prossimi decenni rendendo lo scenario futuro ancora più instabile, con meno piogge ed episodi più estremi”.