Cronaca

Parco dello Stelvio, fotografate orme di dinosauri risalenti a 210 milioni di anni fa

Per gli esperti non ci sono dubbi: «È la più grande scoperta del genere in Italia». Chiamatela pure «la valle dei dinosauri». Perché questo, stando alle ultime novità, era quest’area oggi inglobata nel Parco nazionale dello Stelvio: migliaia di orme di dinosauri, impresse circa 210 milioni di anni fa da grandi branchi di esemplari erbivori, sono state scoperte e fotografate nella Valle di Fraele, nell’area lombarda del Parco che copre ampie porzioni di Alto Adige e Trentino. Tracce talmente ben conservate – con diametri che arrivano fino a 40 centimetri – nel tempo che alcune presentano ancora i segni di dita e artigli. Il tutto immortalato dal fotografo naturalista Elio Della Ferrera, che le ha immortalate lo scorso 14 settembre su pareti di dolomia quasi verticali (la posizione è conseguenza delle deformazioni che hanno portato al sollevamento della catena montuosa), dove formano piste lunghe centinaia di metri. Dall’osservazione al riconoscimento ufficiale sono servite le necessarie verifiche, fino ad arrivare all’annuncio di lunedì 15 dicembre. Sono state la Regione Lombardia (uno degli enti che amministra il Parco insieme al ministero dell’Ambiente e alle Province autonome di Bolzano e Trento) e il paleontologo Cristiano Dal Sasso del Museo di Storia Naturale di Milano a confermare la scoperta.

«È una vera e propria valle dei dinosauri che si estende per chilometri: è il sito più grande delle Alpi e uno dei più ricchi al mondo. Si tratta probabilmente della più importante scoperta paleontologica sui dinosauri italiani dopo quella di Ciro» spiega Dal Sasso ricordando il dinosauro teropode vissuto circa 113 milioni di anni fa il cui fossile è stato ritrovato nel 1980 in provincia di Benevento. «Questo luogo era pieno di dinosauri: è un immenso patrimonio scientifico che richiederà decenni per essere studiato, anche perché il sito non è raggiungibile con sentieri e per esaminare le orme si dovranno impiegare droni e tecnologie di telerilevamento». Sempre secondo l’esperto, che ha parlato all’agenzia Ansa, le camminate parallele dei dinosauri «sono prove evidenti di branchi in movimento sincronizzato e ci sono anche tracce di comportamenti più complessi, come gruppi di animali radunati in cerchio, forse per difesa». Esemplari come questi si muovevano lungo le rive lambite dalle calde acque dell’Oceano Tetide, in un ambiente simile a quelli delle aree tropicali attuali, con piane di marea che si perdevano all’orizzonte per centinaia di chilometri.

Della Ferrera si trovava in valle per fotografare cervi e gipeti quando, durante l’escursione, ha notato le orme in una posizione del tutto insolita. Da qui il sospetto e la richiesta di approfondimento: le immagini sono state inviate a Dal Sasso e alla Soprintendenza che ha così emesso il clamoroso verdetto. Secondo la ricostruzione, potrebbe trattarsi di esemplari antenati del brontosauro: le prime analisi fanno pensare a prosauropodi del Triassico Superiore, ovvero erbivori dal collo lungo e testa piccola, molto robusti e con adulti che potevano raggiungere anche i dieci metri di lunghezza.

(Fonte Corriere della Sera)