Anche l’Italia di Gattuso è fuori dai mondiali di calcio americani, nonostante le occasioni, lo sforzo, l’impegno e un uomo in meno da fine primo tempo. Siamo fuori per la terza volta di fila. Non serve buttare la croce addosso ai ragazzi o al ct ma riorganizzare il calcio italiano dalle fondamenta per il futuro della Nazionale di calcio. Per la terza volta consecutiv, quindi, a la Nazionale non parteciperà alla fase finale della Coppa del Mondo. Un fallimento che non ha precedenti e che lascia un intero Paese nello sconforto. La partita di stasera, che doveva essere quella del riscatto, si è trasformata in un calvario durato novanta minuti, terminato nel peggiore dei modi. Nei primi minuti di gioco l’Italia prova a fare gioco, ma la tensione è palpabile. Su errore del portire avversario gli azzurri vanno in vantaggio con gol di Moise Kean. Il tracollo inizia a metà del primo tempo: Alessandro Bastoni, colonna della difesa azzurra, viene espulso. Un intervento irruento, eccessivamente ingenuo, viene punito con un cartellino rosso che appare fin da subito eccessivo. L’Italia resta in dieci, e da quel momento la salita diventa una parete verticale.
Nonostante l’inferiorità numerica, gli Azzurri lottano. Tuttavia, l’arbitraggio diventa il protagonista indesiderato della serata. Un rigore solare non concesso per un fallo su Chiesa e una serie di decisioni a senso unico innervosiscono la squadra e la panchina. L’arbitro, con una direzione di gara complice e discutibile, sembra perdere il controllo del match, punendo sistematicamente ogni contatto degli italiani e sorvolando su falli evidenti degli avversari.
Nella ripresa, il castello crolla. La fatica di giocare in dieci si fa sentire e l’errore arbitrale definitivo chiude i giochi: un gol avversario viziato da un fuorigioco non rilevato né dal guardalinee né dal VAR sancisce la fine delle speranze. Il triplice fischio è solo la conferma di un’apocalisse sportiva.
Questa eliminazione non è solo il risultato di una serata storta o di un arbitraggio ostile. È il segno di un sistema che non riesce più a rigenerarsi. Dal 2014, l’Italia non calca i campi della competizione più importante al mondo. Un’intera generazione di tifosi sta crescendo senza aver mai visto l’azzurro brillare in un Mondiale.
Il messaggio del campo è stato chiaro: non basta la storia, non basta il nome sulla maglia. Sebbene gli errori arbitrali siano stati evidenti e pesanti, l’incapacità di gestire i momenti chiave e la fragilità mentale mostrata dopo l’espulsione di Bastoni sono campanelli d’allarme che non possono essere ignorati.
Ora è il tempo del silenzio e delle riflessioni profonde. Il calcio italiano deve ricostruirsi dalle fondamenta, perché tre mondiali visti dal divano non sono una coincidenza, ma una condanna. L’Italia, la terra del calcio, è diventata terra di rimpianti.
