Era arrivato in Italia dalla Tunisia nel 2022, salvato in mare insieme ad altri connazionali, e successivamente, dopo diverse tappe intermedie, era arrivato in un Cpr a Torino. Lì era rimasto per 21 giorni ma nel 2023 la suprema corte di Cassazione aveva annullato sia il decreto di espulsione della prefettura bolognese sia la convalida dell’ordine di trattenimento, ora dovrà essere risarcito. Il Tribunale di Bologna, infatti, con la sentenza 2578/2025, depositata nei giorni scorsi, ha condannato Palazzo Chigi e il Viminale a pagargli i danni non patrimoniali derivanti dall’illegittimo trattenimento, e per la quantificazione ha utilizzato gli stessi parametri che vengono di norma usati per calcolare l’ingiusta detenzione. Al cittadino di origini straniere, dunque, andranno circa 3.700 euro di risarcimento. Già in passato altri Tribunali italiani hanno risarcito cittadini stranieri in casi simili, Roma e Bari in particolare che hanno emesso le sentenze più onerose per il lungo periodo di trattenimento (nel caso romano circa 184 giorni). Il Tribunale bolognese, nel decidere la controversia, ha preliminarmente rigettato l’eccezione di difetto di legittimazione passiva sollevata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero dell’Interno, affermando invece la loro responsabilità in quanto enti rappresentativi dello Stato e del sistema di accoglienza. Nel merito, il giudice ha evidenziato come l’annullamento dei provvedimenti di espulsione e di convalida del trattenimento del cittadino tunisino, abbia reso illegittima la privazione della libertà personale subita dallo straniero, configurando una violazione dell’articolo 5 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. In altre parole, il trattenimento nei Cpr, pur essendo una misura amministrativa finalizzata all’esecuzione dell’espulsione, deve fondarsi sempre su presupposti di legittimità. Nel caso di specie, l’illegittimità del decreto di espulsione ha determinato l’illegittimità del trattenimento, dando luogo a una lesione della libertà personale tutelata sia dalla Costituzione italiana che dalla normativa internazionale, risarcibile in sede civile. La vicenda, come detto, trae origine dal caso di un cittadino straniero che, dopo essere stato soccorso in mare e identificato, veniva successivamente destinatario di un decreto di espulsione e di un ordine di trattenimento presso il Cpr di Torino. Il provvedimento di espulsione si fondava sull’asserita elusione dei controlli di frontiera da parte dello straniero. Ma la Cassazione aveva annullato tutto sostanzialmente per violazione “del diritto di difesa e del diritto al contraddittorio”. Nei mesi scorsi la Corte Costituzionale ha evidenziato che la regolamentazione attuale sulle modalità di trattenimento nei Cpr è inadeguata e ha sollecitato il legislatore “a intervenire per colmare la grave lacuna normativa”. Si vedrà.
(Fonte Corriere di Bologna)
